car trailsCome arrivarciDa Cecina dirigersi verso Volterra e seguire le indicazioni per Riparbella, proseguire verso Montescudaio fino alla località Serra all´Olio.

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Caiarossa, un’azienda di notevole impatto visivo

Sono già stato a Caiarossa, a Riparbella – un borgo medioevale a una decina di chilometri dalla costa tirrenica -,  in Val di Cecina, quindi dovrei sapere cosa mi aspetta, invece ammetto che l’impatto visivo dell’imponente struttura dipinta in un rosso vivace, insieme alla dolcezza della valle sottostante che ospita parte dei vigneti dell’azienda, mi sorprende ancora.

La DOC di Bolgheri è poco più a sud, nel mezzo si estendono le terre di Montescudaio, qui invece ci troviamo all’interno, in un’area molto più appartata, tranquilla, non lontana da Volterra, e immersa, quasi per magia, in un verde silenzio. E se è vero che il blu del mare è nascosto perlopiù dalla fitta vegetazione sui rilievi antistanti è anche vero che spostandosi di posizione se ne può intravedere uno scorcio così come si possono riconoscere le brumose sagome dell’Elba e di Capraia.

Raf, Enzo e Davide – che hanno visitato molte realtà diverse, da grandi ville a grandi castelli a bellissimi casali o fattorie – sono stupefatti, perché in effetti la tenuta non somiglia a niente di già visto. Non si può affermare che sia unica ma di sicuro fuori dal comune sì.

Ci fermiamo a scattare foto e a respirare l’aria frizzante soffiata dal forte libeccio che abbiamo trovato a Tua Rita e che qui sembra un po’ smorzato.

Largo ai giovani

Ci accolgono con grande calore due ragazzi – Julian Reneaud, Direttore di Produzione, e Marco Lipparini, Enologo – e una ragazza, Roberta Palma, PR e addetta alla Comunicazione, che avevo già incontrato in precedenza quando era Responsabile Commerciale Italia/Estero per l’azienda vitivinicola di Oliviero Toscani.
Sono giovani ma esperti e fanno parte dell’anima di Caiarossa. Un’anima che ha ridotto di diversi anni l’età media che in genere riscontriamo in imprese analoghe.

Roberta Palma

Roberta Palma

Marco Lipparini & Julian Reneaud

Marco Lipparini & Julian Reneaud

Caiarossa, “ghiaia rossa”, e la sua vocazione enologica internazionale

La tenuta di Caiarossa, che deriva il suo nome da quella “ghiaia rossa” caratteristica della zona, oltre a rappresentare un omaggio a Gaia (Γαῖα) – nella mitologia greca la classica personificazione della Terra che genera le razze divine – fu acquistata dal tycoon olandese Eric Albada Jelgersma nel 2004.
Già proprietario di due Grand Crus Classés in Marguax, Château Giscours e Château du Tertre, l’imprenditore cercava un luogo dove poter produrre vini diversi da quelli delle sue tenute bordolesi pur volendo però mantenere l’impronta enologica francese: quale migliore occasione, quindi, che questa azienda vicina al mare, nata nel 1998 ad opera di Jan Theys, ex produttore disco-cinematografico belga, che aveva sposato da subito i princìpi dell’agricoltura biodinamica per la coltivazione dei vigneti, e quelli della geodinamica e della disciplina orientale del Feng Shui, per il progetto della cantina?
L’amore scoppiò immediato, e da quel momento, beneficiando anche dell’esperienza maturata in Francia, Caiarossa fece il suo ingresso nel mondo dei vini di qualità.

Sguardo panoramico dal piazzale della Cantina

Sguardo panoramico dal piazzale della Cantina

Il direttore generale, Alexander Van Beek e Dominique Génot, dal 2006 direttore ed enologo (doppia laurea a Bordeaux e Digione, oltre che precedenti esperienze di lavoro in California e Nuova Zelanda), vanno a comporre il quadro d’un reparto manageriale di alto profilo assolutamente indispensabile per mantenere l’azienda ai livelli che le competono.

La grande varietà del terreno e dei vitigni

Varietà del suolo a Caiarossa

Varietà del suolo a Caiarossa

La proprietà si estende su 70 ha, tra boschi, uliveti e superficie vitata. Nel 1998 e successivamente, nel 2008, sono state effettuate accuratissime analisi della terra, e i risultati dei molti carotaggi hanno rivelato una forte eterogeneità dei terreni in prevalenza argillo-calcarei alle quote più basse, mentre ricchi di macigno frammisto a sabbia ferrosa, a quelle più alte.
In tal modo sono state individuate 27 diverse particelle che hanno permesso l’impianto del Cabernet Franc, del Cabernet Sauvignon, del Merlot, del Syrah, del Sangiovese, del Petit Verdot e dell’Alicante, oltre che in piccola parte del Viognier, dello Chardonnay e del Petit Manseng.

Il sacro rispetto per la natura e per le leggi universali, le condiciones sine quibus non esisterebbe Caiarossa

Fin dall’inizio, nel 1998, Caiarossa ha scelto una via ben precisa: l’agricoltura biodinamica. Se ne sente parlare sempre più spesso, ma in cosa consiste? E da dove deriva?

L’agricoltura biodinamica è un metodo di coltivazione basato sulla visione spirituale antroposofica – letteralmente: conoscenza dell’uomo –  del mondo elaborata per la produzione agricola dal filosofo ed esoterista Rudolf Steiner.
Essa nasce ufficialmente nel 1924 e si fonda su una concezione olistica dell’Universo, inteso come un tutto che è più della semplice somma degli elementi che lo compongono.

Caratteristici finestroni a Caiarossa

Caratteristici finestroni a Caiarossa

 

Filari inerbiti a Caiarossa

Filari inerbiti a Caiarossa

Vigneto ad anfiteatro naturale

Vigneto ad anfiteatro naturale

 

In vigna con Julian Reneaud

In vigna con Julian Reneaud

Chi aderisce a questa filosofia quasi estrema, che include anche i basilari paradigmi del “biologico”, accetta di sacrificare vie più pratiche ed economiche di gestione agronomica delle colture, e della cantina, ai fini di preservare la fondamentale armonia fra Natura e Uomo e ottenere prodotti non solo sani e naturali ma anche profondamente rispettosi dell’ambiente da cui derivano. Per questo nella vigna viene del tutto abolito qualsiasi utilizzo di fertilizzanti minerali sintetici e di pesticidi chimici, così come in cantina non si può adoprare niente che non sia naturale.
E tutte queste operazioni avvengono seguendo i cicli cosmici e lunari: entrando in risonanza con i ritmi dell’universo, infatti, si riesce ad amplificarne l’effetto.

Ma, al di là della bella filosofia, cosa bisogna fare, nello specifico, per ottenere la certificazione di azienda biodinamica come Caiarossa?

Ce lo spiega, con olimpica imperturbabilità, un convintissimo Julian Reneaud  – nella parte della viticoltura affiancato da Mirash Ndrevataj –  che seguiamo con vivo piacere. La prima cosa che fece Jan Theys, l’originario proprietario, fu di collocare sui 30 ha da lui acquistati una serie di animali, come capre, mucche, pecore, per scoprire dove sarebbero andati a riposare. E così, seguendo i principi del Feng Shui, che vuole il benessere degli animali in armonia con quello dell’uomo, si decise dove far sorgere la cantina.

La dolce occupazione dello spazio nella biodinamica: l’erba

Caiarossa, panoramica della cantina

Caiarossa, panoramica della cantina

Nel frattempo si procedeva con le meticolose analisi del terreno per decidere dove impiantare i vitigni e si pensava, tramite appositi sovesci, a sostituire l’erba preesistente con un altro tipo più sinergico che non avrebbe ostacolato la crescita delle viti e che d’estate, grazie a un ciclo vitale opposto, non sarebbe entrato in competizione per l’acqua. Il concetto è semplice: d’inverno deve essere verde l’erba, d’estate la vite, in modo che la vigna sia sempre armonicamente verde in ogni stagione.

Ma tutto questo senza usare diserbanti o ruspe che selvaggiamente strappino quanto cresce spontaneo perché la biodinamica rifiuta l’aggressività e propone l’occupazione “non-violenta” dello spazio, mi si passi la definizione.
Con un mix di graminacee, compost rivitalizzante del terreno, e leguminose, che rilasciano l’azoto verso marzo-aprile quando le piante iniziano a crescere, si ottengono i risultati sperati senza impattare malamente sul delicato equilibrio naturale. Anche se ovviamente l’uso di prodotti solamente naturali al posto dei più pratici fertilizzanti allunga di circa due anni gli effetti che si vogliono ottenere.

Il problema degli insetti in biodinamica

Un agricoltore “convenzionale”, e in molti casi anche un “biologico”, tende a sterminare gli insetti nel minor tempo possibile e coi prodotti più letali, anche se inquinanti. Un “biodinamico” si domanda: perché gli insetti sono qui?
Per Caiarossa gli insetti più dannosi sono i lepidotteri della tignoletta. Non intendendo ucciderli, ma solo ridurne la predominanza sulle altre specie, una tecnica efficace è quella di attingere all’enorme riserva di biodiversità rappresentata dai 15 ettari di bosco che circondano le vigne. La precoce fioritura delle piante appositamente seminate, e sinergiche alla vite, attrae una gran quantità di specie differenti d’insetti che in tal modo proliferano insieme occupando tutto lo spazio senza che nessuna di esse prevalga sulle altre.

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Un’altra tecnica utile a tenere sotto controllo i lepidotteri dannosi è quella della confusione sessuale: ogni 5 m2 viene posizionato un diffusore di feromone in modo da creare una tale saturazione nell’aria al punto che i maschi non riconoscono più le femmine e non riescono a riprodursi. Una terza tecnica è il trattamento con il bacillus larvicida che va ad infestare la larva impedendone la crescita. Una quarta tecnica sono gli uccelli. La biodiversità del bosco rende non necessario il posizionamento delle casette, oltre a mantenere, anche attraverso i predatori come le poiane che mangiano gli uccelli che a fine estate potrebbero beccare l’uva, l’auspicabile equilibrio naturale.

Come si combattono i funghi in biodinamica: la peronospora e l’oidio

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Caiarossa, portone centrale

Mentre l’oidio non costituisce un grosso problema perché viene trattato con lo zolfo che in natura manifesta un ciclo molto veloce e si sublima evaporandosi senza lasciare tracce inquinanti, la peronospora, dovendo essere trattata con il rame, un metallo pesante, per un agricoltore “biodinamico” rappresenta una sfida molto più ardua da vincere.
Tanto per dare un’idea, Julian ci fa notare che un tempo suo nonno, in Francia, usava 15 kg di rame per ettaro all’anno
Adesso gli studi hanno dimostrato che un terreno in buona salute può assorbire senza grossi problemi circa 3 kg di rame ad ettaro all’anno, il limite a cui in genere si attengono le aziende “biologiche”.

Caiarossa nel 2014, un’annata sotto il profilo climatico molto difficile, ha usato solo 1.3 kg di rame, quando nei periodi complicati sono ammessi eccezionalmente fino a 5 kg anche per i “biodinamici”.
In un’annata invece meno complessa, come il 2015, Caiarossa ha usato solo 0.750 kg, che se si paragonano ai 15 kg che usava il nonno di Julian viene da sorridere. Questo dimostra, al di là delle regole e dei protocolli, quanto l’azienda tenga alla salute della natura che la circonda prima ancora che all’eccellenza dei propri vini. Inoltre vengono utilizzati degli estratti di alga che, spalmati sulla superficie fogliare, funzionano come un vaccino: la foglia “percepisce” qualcosa che non va e segnala una possibile infezione alla pianta stimolandone le difese naturali. Julian, prendendo a base lo stesso principio, ha fatto anche esperimenti con foglie di vigna macerate in acqua.

Vantaggi e svantaggi della biodinamica

Molti eccepiscono, oltre alla scarsa economicità e praticità, che la biodinamica costringe a trattare la vigna più volte, al contrario delle tecniche sistemiche grazie alle quali con un solo passaggio si risolvono tutti i problemi, ma Julian ci fa notare che rimanere di più in vigna non è affatto una cosa negativa, anzi, dona esperienza e maggiore sensibilità a chi vi lavora.
Senza considerare che, ad esempio, i funghi tendono a farsi resistenti a ogni nuovo trattamento sistemico, mentre non riescono a trovare le adeguate contromisure nei confronti di quelli “a contatto” privilegiati da chi segue questa dottrina. In biodinamica è anche necessario accettare di non capire tutto.
Spiegare a chi vi lavora che il 500 Corno Letame deve essere sparso in misura di 16g per ettaro non è facile: un pugnetto di polvere per una larga estensione di terreno sembra solo una perdita di tempo. O anche che nel preparato 505 le scorze di quercia aiutano a contenere l’eccesso dei processi metabolici del compost e servono a fornirgli un cervello” dà da pensare. Eppure è importante imparare a fidarsi di questi peculiari dettami che fanno parte della filosofia che vi è sottesa.

La cantina di Caiarossa

Come accennato, un’altra cosa assolutamente fuori dal comune, qui a Caiarossa, è la cantina ispirata agli studi di geodinamica e interamente costruita secondo i principi del Feng Shui che ne caratterizzano la forma, i materiali, i colori e l’esposizione.
La struttura, edificata su quattro livelli, permette una vinificazione “a caduta” sfruttando la forza di gravità e impedendo in tal modo alterazioni meccaniche alle uve così da mantenere integre le caratteristiche organolettiche
In contrapposizione al rosso esterno, simbolo di forza passione e concentrazione, il caldo giallo delle pareti interne intensifica la luce naturale delle ampie vetrate che si aprono ai lati dell’edificio consentendo la penetrazione dei raggi del sole dall’alba al tramonto.

I materiali utilizzati sono, per quanto possibile, naturali, a partire dalla volta lignea fino ad arrivare alle numerose vasche per la vinificazione in cemento e legno. Interessante che la bellissima “barricaia” ritorni al colore rosso in modo da creare nuovamente un legame con la terra del luogo.
Al centro della stanza si trova poi un’apertura nel suolo collegata direttamente al terreno attraverso delle sonde atte a scaricare i campi elettromagnetici ed elettrostatici.
La temperatura e l’umidità 86% rispetto all’aria in modo da riflettere più o meno lo stesso rapporto tra acqua e alcol nelle bottiglie – sono costantemente monitorate per permettere una perfetta maturazione nei legni.
L’areazione naturale è inoltre garantita da un sistema di aperture collegate con l’esterno e con il bosco adiacente alla cantina.

La fine della visita nella cantina di Caiarossa degustando i loro ottimi vini

Il nostro tempo sta scadendo, siamo in ritardo, per questo procediamo con una degustazione un po’ inconsueta direttamente in cantina.
Assaggiamo il loro rosso base, il Pergolaia (Sangiovese con un po’ di Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Merlot); il loro rosso di punta, Caiarossa (Merlot, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Syrah, Sangiovese, Petit Verdot e Alicante); e un particolare bianco, vendemmia tardiva, l’Oro di Caiarossa (Petit Manseng in purezza). Ognuno nel suo genere è veramente ottimo, ma per le specifiche note di degustazione rimandiamo alle schede di Davide.

Degustazione in Cantina con Marco Lipparini & Julian Reneaud

Degustazione in Cantina con Julian Reneaud e Marco Lipparini

Marco Lipparini & il nostro Vieri Tommasi Candidi

Marco Lipparini & il nostro Vieri Tommasi Candidi

Ogni etichetta riporta il logo dell’azienda rappresentato da un’antica testa d’argilla raffigurante il Dio Dioniso, di origine etrusca, risalente al IV secolo a.c., rinvenuta nei pressi di Volterra, ed oggi appartenente a Eric Albada. Ce ne andiamo ebbri, felici, ma soprattutto consci di aver vissuto un’esperienza unica che consigliamo vivamente a tutti i nostri lettori.