Dopo il giro invernale tra le cantine produttrici di Prosecco Superiore di Conegliano e Valdobbiadene, il gruppo di BlaBlaWine “Sezione Veneto” si riunisce di nuovo. Abbiamo deciso di festeggiare l’estate avventurandoci nella vicina Friuli Venezia Giulia e, in particolare, con una visita nella zona della DOC Friuli dei Colli Orientali: si tratta di una fascia collinare per un totale di più di 2000 ettari di superficie vitata che si estende nella parte nordorientale attorno ad Udine.
Il giorno della visita, a causa di un imprevisto, il team si ritrova orfano del suo leader, il Raffa, trattenuto da cause di forza maggiore. Ad ogni modo il gruppo non si perde d’animo! La partenza di primo mattino verso questa terra di frontiera vede quali partecipanti Fabio, Roberta, Roberto ed una new entry, Francesco, sommelier per passione, detto Checco.

La nostra gita ha come meta una cantina storica di Togliano, Volpe Pasini, che è considerata tra le migliori aziende produttrici dei Colli Orientali che spiccano per la produzione di elevata qualità ed una delle più antiche cantine del Nord Est, con oltre 400 anni di storia. Attuale proprietario della cantina e nostra eccezionale guida della giornata è il dottor Emilio Rotolo che ha rilevato l’azienda nel 1995 da Gianpaolo Volpe.

Originario di Tropea in Calabria, a metà anni novanta il dottor Rotolo decide di lasciare la professione medica e di dedicarsi ad una nuova passione, la viticoltura: si trasferisce in Friuli, acquisisce l’azienda Volpe Pasini e decide di restaurare l’intero complesso immobiliare cercando di rispettarne il più possibile l’architettura tradizionale. L’azienda è proprietaria di 52 ettari di vigneti a bacca bianca e a bacca rossa dislocati fra le colline di Togliano e di Prepotto, dai quali vengono ricavate due linee di produzione, la Linea Volpe Pasini e la Linea Zuc di Volpe, considerata il cru dell’azienda. I vini bianchi prodotti vanno dalla Ribolla Gialla allo Chardonnay, dal Friulano al Pinot (bianco e grigio) fino al classicissimo Sauvignon. Tra i rossi invece troviamo, fra gli altri, il Refosco dal Peduncolo Rosso ed il Focus ottenuto da uve merlot.
La visita comincia proprio dal quartier generale dell’azienda, una splendida villa seicentesca circondata da un parco di ventimila metri quadrati che accoglie anche dei frutteti ed un clos (un vigneto cintato da mura) di Ribolla Gialla, un tempo coltivato a pergola. A bordo di un fuori strada esploriamo il parco e giriamo attorno al clos, l’unico ancora intatto di tutto il Friuli, passando vicino ad un magnifico gelsomino che sovrasta quasi completamente uno dei
cancelli in ferro che permette l’accesso alla vigna. Fin da subito il dottor Rotolo si dimostra uno storico appassionato illustrandoci gli accadimenti culturali e geopolitici che hanno fortemente influenzato questo territorio di confine.

Veniamo poi scarrozzati nel punto più alto della più importante vigna di proprietà, lo Zuc di Volpe (da cui l’omonima linea di produzione): il colpo d’occhio è straordinario e spazia su uno splendido anfiteatro naturale vitato che da sempre produce le migliori uve della zona. Per capire pienamente l’importanza di questo toponimo basti dire qui nacque nel 1933 il primo pinot bianco imbottigliato in Italia proprio con il nome di Pinot Zucco 1933. Il terreno di questa zona è composto soprattutto da marna arenaria, inoltre il perfetto orientamento e le pendenze fanno di questo anfiteatro un genius loci particolarmente votato alla viticoltura. Il prodotto di punta di questa vigna è il Sauvignon Zuc di Volpe che da oltre dieci anni è posizionato stabilmente tra i dieci bianchi più premiati d’Italia dalle varie guide: nel 2011 il Gambero Rosso lo ha eletto miglior bianco d’Italia.
Scesi dal fuori strada, passeggiamo lungo i filari disposti elegantemente ad arco e, mentre ci rinfreschiamo all’ombra di alcuni alberi contemplando questa veduta spettacolare, il dottor Rotolo continua con il racconto della sua esperienza in campo enologico. Ormai dopo oltre vent’anni di lavoro si dice fermamente convinto che al mondo non esista terroir più votato per i bianchi di quello friulano. La sua visione produttiva è basata sulla massima qualità, sia in vigna che in cantina. Affiancato da una decina di scelti e fidati collaboratori fra agronomi, enotecnici, degustatori ed addetti al marketing, la sua intenzione è quella di portare avanti la filosofia enoica appresa personalmente da Mario Schiopetto, pioniere friulano del grande Rinascimento “in bianco” di questa zona e d’Italia. Secondo il dottor Rotolo in futuro le aziende vinicole friulane dovranno puntare di più sulla comunicazione, sia a livello nazionale che internazionale, in quanto essa è ancora troppo carente e trascurata. Lo scopo infatti è quello di far conoscere ai consumatori il reale livello qualitativo delle produzioni friulane che nulla hanno da invidiare ad altre produzioni oggi più ricercate sul mercato perché dotate di una migliore visibilità.

Lasciamo lo Zuc di Volpe, ma prima di ritornare alla cantina, vero cuore pulsante dell’azienda, visitiamo anche Villa Rosa una residenza inserita nel patrimonio delle ville venete sapientemente restaurata ed adibita ad abitazione privata e a Centro Comunicazione di Volpe Pasini. Tutt’intorno alla villa si trovano i vigneti dedicati alla linea fresca, con impianti ad alta densità e sistema di irrigazione a goccia israeliana usata solo per il soccorso: qui si coltivano Merlot e Refosco dal Peduncolo Rosso.
Arrivati in cantina scopriamo che la stessa è situata al pian terreno della villa principale ed è organizzata secondo una forma ad “U” per rispettare l’impianto strutturale della villa stessa. L’uva segue un percorso preciso entrando dal cortile esterno dove sono situate due gigantesche presse a riduzione: dotate di tecnologia d’avanguardia, le presse servono per combattere due acerrimi nemici dei mosti, il caldo e l’ossigeno. Le presse lavorano le uve appena raccolte in un ambiente totalmente sigillato, sostituendo l’ossigeno con il ben più inerte gas argon. Durante tutto il processo, infatti, l’ossigeno è mantenuto a livelli bassissimi, con una percentuale inferiore allo 0,03%. L’utilizzo di queste moderne presse impedisce al mosto di ossidare, evitando con ciò che vengano rilasciate le tipiche profumazioni di mela (non particolarmente apprezzate nei vini bianchi friulani) e che il mosto acquisisca una colorazione giallo albicocca. Viceversa queste presse consentono ai mosti, soprattutto quelli di Sauvignon blanc, di conquistare quelle peculiari colorazioni tendenti al verde tanto ricercate dai viticoltori e di sprigionare la caratteristica profumazione di bosso e ginestra.
Proseguendo la visita entriamo nella sala delle vasche termo-controllate in acciaio: è qui che avviene la maggior parte del lavoro sui bianchi. Le vasche in acciaio, introdotte in Italia intorno la metà degli anni ’70, permettono macerazioni dei mosti più lunghe e quindi l’ottenimento di vini più profumati. Questo è stato un passaggio storico fondamentale per l’ascesa alla qualità dei vini bianchi italiani. Entrando un po’ più nel dettaglio possiamo dire che le vasche controllano la temperatura di fermentazione dei mosti con una precisione al decimo di grado e permettono di portare tale fermentazione fino ad un mese con una temperatura di 14° in totale assenza di ossigeno. Il risultato è una fermentazione fatta senza stressare i mosti con il mantenimento di tutte le molecole odorose tipiche del vitigno. Tra le vasche in acciaio alcune, più piccole attirano la nostra attenzione: si tratta delle vasche utilizzate per la stabilizzazione tartarica che, secondo metodi fisici di abbassamento delle temperature nell’ordine di -4°/-5° e senza l’utilizzo di prodotti chimici, permettono di evitare in modo naturale la precipitazione di bitartrato di potassio.

L’ultima parte visitabile della cantina è la barricaia dove vengono custodite diverse decine di barrique in rovere di Allier (di media tostatura, a grana fine e solitamente nuove o con al massimo un anno di età) e dove riposano due strepitosi rossi: il Focus ed il Refosco dal Peduncolo Rosso della linea Zuc di Volpe. Restaurata utilizzando materiali originali quali legno, cotto, pietra e ferro, anche la barricaia è un ambiente a temperatura controllata, il tutto per fare in modo che i vini conservati al suo interno possano affinarsi e raggiungere una maturazione ottimale che consenta loro di sprigionare tutte le essenze e gli aromi specifici del vitigno di appartenenza.
Terminata la visita alla cantina, ora ci attende l’ultima e più gradita parte di questa giornata all’insegna dei vini friulani: la degustazione! In una delle sale storiche della villa il dottor Rotolo inizia l’assaggio presentandoci quattro tra le migliori bottiglie della linea Zuc di Volpe: il Focus e tre DOC Friuli dei Colli Orientali, la Ribolla Gialla, il Sauvignon ed il Refosco dal Peduncolo Rosso.
Partiamo dalla Ribolla Gialla Zuc di Volpe, un vitigno autoctono coltivato esclusivamente in Friuli Venezia Giulia che produce un vino fresco e giovane, con una robusta acidità, discretamente corposo e di buon equilibrio. Il colore giallo paglierino è caratterizzato da deboli riflessi verdolini, mentre il suo aroma delicato rimanda sia a sentori floreali di rosa bianca, genziana, acacia e fiori primaverili sia a fragranze fruttate di pesca bianca, mela renetta e pera. Sono presenti anche alcune note agrumate spesso accompagnate da sensazioni erbacee. In particolare, questa Ribolla viene coltivata nei terreni adiacenti a Villa Rosa.
Il secondo vino degustato è il Sauvignon Zuc di Volpe: appena versato nel bicchiere il nostro amico sommelier Checco si lancia in paragoni stellari (Chateauneuf du pape e Chardonnay della Borgogna) tanto la qualità di questo vino risulti eccelsa al solo profumo. Dal caratteristico colore giallo paglierino, questo vino dalla spiccata acidità e grande armonia rilascia in bocca aromi prevalentemente vegetali che ricordano l’ortica, il peperone verde e la fogliolina di pomodoro. Compaiono poi anche note di frutta esotica come l’ananas ed il frutto della passione che rendono questo Sauvignon decisamente gradevole ed intrigante. Nella sezione “Recensioni” del blog di Raffaele è stata pubblicata anche una scheda sulla degustazione di questo importante Sauvignon.
Passiamo ora al Refosco dal Peduncolo Rosso Zuc di Volpe, vero grande rosso friulano originario proprio dei Colli Orientali, è un vino di grande struttura con un bouquet di profumi ampio destinato a svilupparsi con l’affinamento prima in legno e poi in bottiglia. Il colore rosso rubino intenso fa presagire note fruttate di mora selvatica, lampone e ribes nero ed alcune sfumature speziate, mentre al palato il sapore è deciso con una buona persistenza aromatica e contraddistinto nel finale da ricordi gradevolmente ammandorlati.

In chiusura degustiamo il Focus, merlot prodotto nelle colline monocru di Prepotto e vero e proprio “punto focale” del progetto sviluppato da Volpe Pasini e volto alla reintroduzione di questo vitigno in una terra vocata prevalentemente alla coltivazione di uve bianche. Dal colore rosso rubino scuro con sfumature granate, il Focus ha una buona consistenza e struttura che concede all’olfatto sentori di ciliegia marasca e piccoli frutti rossi con note terziarie di liquirizia e spezie. E’ decisamente un vino persistente e ricco di tannini, ma con una trama arrotondata ed accattivante.
Conclusa la degustazione usciamo decisamente soddisfatti da questa visita. Abbiamo imparato che la passione per un mestiere, quello del vignaiolo, e la conoscenza e dedizione alla terra e ai suoi prodotti hanno portato alla rinascita di questa storica cantina gestita dalla famiglia Rotolo. Indiscutibilmente, la linea Zuc di Volpe rappresenta il fiore all’occhiello di tutta la produzione ed il Sauvignon Zuc di Volpe è la sua rosa più pregiata. Il dottor Rotolo ci ha fatto capire che bisogna credere in ciò che si fa e che è necessario guardare al futuro adottando ciò che di meglio la moderna enotecnica possa offrire, restando però saldamente legati alla storia ed alle tradizioni di questo territorio. Prima di salutarci promettiamo di tornare a visitare queste zone, magari facendo un salto anche alla famosissima cantina fondata da Mario Schiopetto, che dal 2014 è passata nelle mani della famiglia Rotolo.