car trailsCome arrivarciDalla A1, uscita di Firenze Impruneta, proseguire sulla superstrada Firenze-Siena, uscire a San Donato e seguire le indicazioni per Castellina

IndirizzoClicca sul pin della mappa per visualizzare l´indirizzo esatto.

L’arrivo a Fonterutoli e la vocazione di Blablawine.com

Nell’articolo precedente ci eravamo lasciati al ristorante di Dievole con Raf, Ksenia e Nicola, adesso, tramite la strada provinciale 102 di Vagliagli e la Strada Regionale 222 Chiantigiana, dopo nemmeno una decina di km siamo arrivati nel bellissimo paese di Fonterutoli (v. articolo sul Castello di Brolio), il cui toponimo deriva da “Fons Rutolae” o “Fons Rutilant”, quindi ci spostiamo nell’omonima azienda viticola di proprietà dei marchesi Mazzei.
Il meteo nel frattempo ha subito un brusco cambiamento e una coltre di nuvole tra il bianco e il grigio staziona sulla nostra testa (ogni tanto accade anche a Blablawine.com).

KSENIA ERMAKOVA

PHONE: +39 347 3287033
MAIL: ksu18@mail.ru
WEB: http://www.gidflorence.com
INSTAGRAM: gidflorence

Ksenia-Note


Ksenia Ermakova

Ci accoglie Leonardo Cappelli, il loro wine educator, che si mostra subito piuttosto scettico sul fatto che Blablawine.com si attenga, senza eccezioni, alla propria ferrea politica di non formulare giudizi sui vini, d’altronde loro producono vini e desiderano essere valutati. Bene, gli spieghiamo la ragione per la quale noi non ci addentriamo in stime da sommelier in cui, a nostro parere, un po’ troppi si addentrano inflazionando il web di giudizi non di rado opinabili, ma che tuttavia, raccontando l’azienda viticola nelle sue vari fasi storico-strutturali-produttive, trattiamo debitamente anche l’argomento vino.

Castello di Fonterutoli - Leonardo

Sorpresa…

Castello di Fonterutoli - Leonardo Cappelli

Incredulità..

Castello di Fonterutoli - Leonardo Cappelli

Sollievo…

24 generazioni della famiglia Mazzei a Fonterutoli. Il campo di comparazione clonale

Cantina del Castello di Fonterutoli in BNChiarito il frainteso, Leonardo ci spiega che la lunga storia tra il vino e i marchesi Mazzei risale al 1435 (la vigna di Siepi era già presente allora), che 24 generazioni, per così dire, si sono passate le barbatelle di mano in mano, e che pertanto si possono annoverare tra le famiglie più antiche della zona. Questo permette loro di possedere un profonda conoscenza del territorio oltre a un patrimonio d’informazioni dal punto di vista viticolo.

Negli anni ’70 Lapo Mazzei (91 anni, fondatore nel dopoguerra della moderna azienda, e attuale presidente del CdA dell’impresa) iniziò le ricerche sulle migliori zone in cui piantare. Negli anni ’80 furono poi realizzati impianti mirati potendo utilizzare vigne risalenti agli anni ’50 che provenivano a loro volta da vigne degli anni ’20, e così via a ritroso nel tempo fino a, chissà, proprio quel lontano 1435 in cui la storia ebbe origine.
Tutto questo si è poi concretizzato, una quindicina d’anni fa, in un campo di comparazione clonale: 12 ha in cui sono stati piantati 18 bio-tipi di sangiovese, il loro vitigno principe, provenienti da rigide selezioni, oltre a 18 cloni tra quelli più “moderni”, di cui 8 appartenenti all’avanzatissimo progetto clonaleChianti Classico 2000” portato avanti dal Consorzio e guidato da Carlo Ferrini il loro enologo dal 1991. Oggi possono quindi vantare 36 diversi biotipi di sangiovese su cui portare avanti la sperimentazione e da utilizzare, tra l’altro, per i reimpianti.

L’alta zonazione, la gestione separata e la vendemmia al tempo di what’sapp

Un’altro aspetto di cui possono senz’altro farsi vanto è la zonazione. I loro 117 ha vitati (all’interno dei 650 ha totali di proprietà) sono interamente zonati, ossia divisi in piccole parcelle di circa un ha ciascuna (più di 100 parcelle).Ogni parcella possiede le proprie caratteristiche che la differenziano da tutte le altre, e questo è dovuto anche alla particolare posizione dei terreni dell’azienda che giacciono sul confine ovest del Chianti Classico (ossia sul pendio che degrada verso la Val d’Elsa con un dislivello, tra le vigne più basse, a circa 200 mt slm, e le vigne più alte, a circa 500 mt slm, di 340 mt) estremamente vario nel suo patrimonio di diversità.

Logo Mazzei - Castello di Fonterutoli

Il terzo fondamentale punto da sottolineare è la gestione di ogni parcella in modo separato, non solo durante la vendemmia, in cui è paradossalmente più semplice, sebbene molto costoso, ma anche in cantina. In altre parole: da 100 a 130 vinificazioni diverse.
Grazie alle differenze di altitudine la vendemmia, rigorosamente portata avanti a mano, risulta piuttosto lunga (due mesi circa nelle annate regolari), e procede dalla fine di agosto coi merlot – vitigno che rappresenta il 15% dell’azienda e che Lapo Mazzei ha sempre percepito come l’ideale complementare del sangiovese in sostituzione del più limitato canaiolo, proseguendo a metà settembre col sangiovese fino a raggiungere anche la fine d’ottobre con tutti gli altri uvaggi.

Una piccola nota di colore: usano what’sapp per organizzare i gruppi di lavoro e decidere, sulla base delle campionature prese in giornata, dove si vendemmierà la mattina dopo. In fondo è comprensibile trattandosi di 5 aree vitate nell’arco di 7-8 km.
Finiamola quindi, una buona volta, con le demonizzazioni a prescindere: la tecnologia e i social sono solo strumenti che se usati in modo corretto possono rivelarsi estremamente utili.

Il loro sistema di allevamento prevalente, nonostante apprezzino il guyot (15% totale della produzione) che rimane l’ideale per terreni così poveri, è il cordone speronato dal momento che consente una perfetta meccanizzazione di qualità.
Da sottolineare, ci dice Leonardo, la lungimiranza aziendale che li ha portati con largo anticipo verso i concetti produttivi attuali, come alta densità e basse rese. Già nei primi anni ‘90 avevano raggiunto più di 6.000 piante a ettaro, mentre adesso siamo sulle 7.000.

Inoltre la famiglia Mazzei possiede, in aggiunta a Fonterutoli, anche altre 2 aziende vitivinicole, Belguardo, in Maremma, e Zisola in Sicilia. Il gruppo in totale produce 1.200.000 bottiglie l’anno.

Il marchese Francesco Mazzei

Ci raggiunge Francesco Mazzei, figlio di Lapo –  un bell’uomo alto, robusto, deciso -,  e ci spostiamo tutti in quella che si potrebbe definire la sala meeting, dotata di grandi vetrate da cui si intravede la vallata sottostante come dalla prua d’una nave.

Parliamo di filosofie produttive, espansive, delle cantine di design che possono apparire molto belle nonostante talvolta il notevole impatto estetico vada a incidere in modo negativo sulla funzionalità, mentre non ci si deve mai dimenticare che la missione d’una cantina è quella di produrre vino. E nel migliore dei modi, se possibile. Inoltre è difficile realizzare un buon prodotto dovendo al contempo mantenere l’ambiente pulito come uno specchio, sempre atto alle visite, che a loro volta sono parte importante degli introiti commerciali, ma non il fine principale dell’attività.

Castello di Fonterutoli - Francesco Mazzei con BlaBlaWine

D’altronde alla base di questa contrapposizione di visioni c’è probabilmente la contrapposizione tra vecchio e nuovo mondo. Tra passato, le cui parole chiave sono “identità” e “tradizione” che si sono costruite piano piano nel tempo, e presente che, partendo da una tabula rasa, dispone di una tecnologia e di concetti di marketing prima inesistenti.
Qui però non siamo nella Napa Valley, dove tutti i vigneti (e le uve) sono uguali, un po’ come tutte le vacche sono nere di notte, salvo poi tentare di differenziarsi in cantina e/o nel marketing, qui siamo nel vecchio, tradizionale, Chianti pieno zeppo della sua secolare identità, e il principio che deve necessariamente presiedere a una cantina come la loro non può essere che quello della naturalità e della valorizzazione delle diversità: nel 2009, per dare un’idea, hanno operato 155 vinificazioni diverse. Si tratta quindi della chiusura del cerchio d’una viticoltura estrema e di grande qualità.

Tra l’altro sono biologici di fatto ma non certificati proprio perché, in tutta onestà, hanno la necessità pratica non tanto di riempirsi la bocca con le parole di moda, quanto di mantenere un po’ di flessibilità per fronteggiare annate particolarmente difficili. L’importante per loro è la sostenibilità.

Fonterutoli-Panoramica-Cantina

La cantina di Fonterutoli: 74 vinificazioni separate

Salutiamo Francesco Mazzei e lo ringraziamo per il tempo che ci ha dedicato, quindi facciamo due passi sull’ampia terrazza da cui si dominano la valle e il vasto piazzale (tetto della cantina) che abbiamo attraversato quando siamo arrivati.
Leonardo ci spiega che dopo la vendemmia la diraspatrice viene posizionata sopra a ciascuno degli oblò che si aprono sul tetto della cantina e che l’uva vi cade dentro per gravità scivolando in ciascuno dei 74 tini troncoconici d’acciaio sottostanti che permettono di vinificare separatamente tutte le parcelle aziendali.

Fonterutoli-Tinaia

Fonterutoli-Barricaia

Fonterutoli-Tinaia-2

Fonterutoli-Enoteca

Passiamo quindi nella tinaia, sovradimensionata proprio per la ragione di cui sopra. Per via del concetto di gravità che sovrintende a tutta l’attività di vinificazione non vengono utilizzate pompe né vengono effettuati rimontaggi (usano la candela a ossigeno) ma soltanto follature attraverso pistoni follatori robotizzati che consentono di effettuare, in modo soft, fino a 6 cicli il giorno.
Esiste totale indipendenza, pertanto, tra il vino in fermentazione e l’etichetta finale. Nessuna lavorazione viene effettuata per un vino o l’altro, ma solo in funzione delle uve. Questo significa che, fino all’imbottigliamento, ignorano se il vino vinificato in quello specifico tino finirà in un etichetta da 9€ o da 40€. Se moltiplichiamo il tutto per la loro produzione annuale media che va dalle 700 alle 800.000 bottiglie, be’, l’incertezza è ampia, ma alla fine nella loro organizzazione tutto torna perfettamente. E il cerchio si chiude.

Passiamo nella vasta barricaia, costruita per intero su un unico piano e senza dubbio di grande impatto. In fondo si nota una parete scoperta con la nuda roccia a vista su cui l’acqua scorre (Fonte-rutoli) creando bellissimi colori stratificati. Per mezzo anche di un rudimentale strumento di deviazione e flusso, essa funziona da vero e proprio impianto di aria condizionata permettendo loro di tenere sotto controllo la temperatura e l’umidità (80% circa). L’escursione termica di 7°-8° tra estate e inverno è dolce e il vino, avvertendo le variazioni, si stabilizza in modo migliore risolvendo così anche il problema della precipitazione dei tartrati, il cui risultato diretto è un colore perfettamente limpido e un prodotto più ricco.

I vini sono affinati per il maggior tempo possibile in modo separato in barrique (225 lt) e tonneau (500 lt) in prevalenza di rovere francese (circa 3.000 botti in tutto), mentre per quel che concerne i vini di punta (Castello Fonterutoli, Siepi) l’affinamento separato è totale.

I vini di Fonterutoli

Risaliamo al piano superiore dove, all’interno d’una scaffalatura posta alle spalle d’un bancone, sono esposte tutte le bottiglie prodotte dal gruppo, comprese quelle appartenenti alle 2 aziende vitivinicole, Belguardo, in Maremma (34 ha, 6 vini) e Zisola (21 ha, 4 vini) in Sicilia.

Fonterutoli-&-Blablawine-2

Fonterutoli-&-Blablawine-3

Fonterutoli-&-Blablawine-1

Mentre per quanto riguarda le etichette di Fonterutoli, esse sono: 1. Poggio Badiola (70% sangiovese, 30% merlot), un vino base, da entrata ma non da tavola; 2. Chianti Classico Fonterutoli (90% Sangiovese, 10% Malvasia Nera, Colorino e Merlot) in grado di rimanere oltre 10 anni in cantina e competere con molte riserve; 3. Chianti Classico Riserva Ser Lapo (90%Sangiovese, 10% Merlot); 4. Chianti Classico Riserva Ser Lapo Riserva Privata (85% Sangiovese, 10% Merlot, 5% Cabernet Sauvignon); 5. Chianti Classico Gran Selezione DOCG Castello Fonterutoli (92% Sangiovese, 8% Malvasia Nera e Colorino), un prodotto di vera eccellenza; 6. Siepi (50% Sangiovese, 50% Merlot), il loro vino più famoso e più prezioso, un cru che proviene dall’omonima singola vigna, metà a sangiovese e metà a merlot, da cui si originò, in quel lontano 1435, tutta l’azienda; 7. Mix 36 (100% Sangiovese da 36 diversi biotipi) che deriva dal campo di comparazione clonale; 8. Philip (100% Cabernet Sauvignon) creato per celebrare l’antenato Filippo Mazzei, illustre figlio dell’illuminismo europeo, amico di Benjamin Franklin e Thomas Jefferson, il cui pensiero influenzò le idee e l’opera dei due grandi politici americani.
Un’etichetta che negli Stati Uniti sta riscuotendo un successo straordinario.

Finiamo nella sala degustazioni ad assaggiare il Chianti Classico Gran Selezione DOCG Castello Fonterutoli 2011 che deriva da 50 parcelle aziendali gestite, vinificate e affinate (com’è loro regola) separatamente. Qui la considerano la quintessenza di ciò che dovrebbe essere un chianti classico.

Un’altra gran bella esperienza di www.blablawine.com.

Adesso tocca a voi

Aspettiamo i vostri commenti (Raf, Leonardo & Nico)

Aspettiamo i vostri commenti (Raf, Leonardo & Nico)

Noi speriamo che abbiate trovato il nostro servizio interessante e magari anche utile, e saremmo ben lieti di ricevere i vostri commenti.

Avete per caso visitato la stessa cantina? Vorreste segnalarci qualcosa che non abbiamo inserito? Noi siamo qui.

Se c’è inoltre un itinerario che vorreste suggerirci o che vi piacerebbe che seguissimo per voi, noi siamo sempre qui.

Ogni fine settimana pubblichiamo un nuovo pezzo. Sarebbe bello se attraverso il vostro aiuto potessimo migliorare le nostre proposte rendendole sempre più efficaci, appassionanti, divertenti.

Ci contiamo davvero . Al prossimo fine settimana!

Lasciate qui sotto i vostri commenti.