car trailsCome arrivarciDalla A1 uscita di Firenze Impruneta (ex Firenze Certosa) per Greve, Radda e infine Volpaia

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Castello di Volpaia, che solo castello non è

Io, Raf, e Nicola Bernini, ormai una presenza costante nei nostri ultimi tour tanto da non avere bisogno di ulteriori presentazioni – per i più distratti ricordiamo comunque che si tratta, oltre che d’un amico, anche d’un’ottima guida turistica autorizzata per Siena e provincia -, raggiungiamo il borgo medioevale di Volpaia in una splendida giornata di fine marzo che è come un colpo a vuoto in mezzo alla giostra mortale della roulette russa: il giorno prima pioveva a dirotto, oggi, mentre sto scrivendo, viene giù un’acqua fredda e ventosa. Ci è andata alla grande.

Ancora però non mi rendo conto della straordinaria realtà in cui sono capitato. Ci pensa Nicola ad aprirmi gli occhi: – Guarda che qui quasi tutto è dei proprietari dell’azienda – mi dice.
Come? Ma se si tratta d’un intero paese?
Eppure è così. Eccovi un po’ di storia.

NICOLA BERNINI

PHONE: +39 333 9909167
MAIL: nicola_bernini@me.com
WEB: http://www.toscanadinico.com

Questo percorso è stato realizzato grazie all´amicizia e alla collaborazione di Nicola, Guida Turistica Nazionale che ci ha condotto per queste zone con sapienza e passione.


Nicola-Bernini-visitcard

Un borgo fortificato, con due chiese e una torre tondeggiante

La prima data che ci fornisce la sicura esistenza di un borgo fortificato è il 1172. Prima di allora pare che vi si trovasse soltanto un agglomerato di costruzioni un po’ più a valle, chiamato Castellare, ma non un paese difendibile vero e proprio.

Panoramica del Borgo di Volpaia

Chi ha studiato le evidenze architettoniche del luogo, uno tra i più belli in assoluto di tutta l’area, ritiene che gli edifici risalgano al XIII secolo inoltrato.
Realizzato per gran parte delle sue strutture in bozze di arenaria locale, il borgo si caratterizzava, almeno fino all’inizio dell’800, per la presenza di ben due porte di accesso. La prima si trovava in corrispondenza della chiesa più antica, detta di San Lorenzo – non più utilizzata dall’ottocento, periodo a cui risale la costruzione della nuova chiesa omonima realizzata all’esterno delle mura -, ormai ex chiesa da 150 anni e inglobata, come si può notare anche adesso, all’interno della cinta di mura castellane che gira tutto intorno al villaggio al punto che il suo fianco destro ne costituisce un piccolo tratto; la seconda, invece, non esiste più, e il tratto in cui si trovava è stato completamente obliterato da strutture successive.

cartello segnaletico del Castello di Volpaia

Reception del Castello di Volpaia

Chiavi del Castello di Volpaia

Un aspetto particolarmente interessante, per chi studia questo tipo di architettura, è la torre tondeggiante, totalmente avulsa dal contesto dal momento che si tratta d’un genere di forma che viene costruita solo a partire dal ‘400 per ovviare all’evoluzione che nel frattempo avevano subìto le armi (soprattutto la comparsa dei primi cannoni). In tal modo si rendevano le mura più spesse e si evitava di offrire facilmente il fianco al nemico, come invece accadeva quando ci si difendeva dietro torri più sottili e squadrate.

Foto panoramica di Volpaia slim

La commenda di Sant’Eufrosino

Vieri Tommasi Candidi e Federica Mascheroni StiantiOltre alle due chiese, Volpaia è arricchita anche dalla commenda dedicata a Sant’Eufrosino, evangelizzatore della zona del Chianti assieme a San Leolino. Questo avvenne in quanto Ser Piero della Volpaia, beneficiando del fatto che il Papa, più o meno alla metà del quattrocento (1443), si trovava ancora a Firenze, aveva chiesto la possibilità di entrare come fratis regularis nell’ordine dei gerosolimitani, e poiché Eugenio IV glielo concesse, Ser Piero, per ringraziarlo, raccolse un beneficio, una commenda, appunto, con la quale fece edificare la chiesa e rimise in piedi l’ospedale preesistente, donando poi il tutto all’ordine dei gerosolimitani. Li dotò, inoltre, anche di nove poderi, i quali, tra l’altro, sono tutti collocati sulla stessa via di comunicazione sulla quale si trova Volpaia stessa che all’epoca collegava la Val d’Elsa con il Valdarno, e che è all’origine dell’importanza del luogo.

Da notare che la commenda di Sant’Eufrosino è l’esempio più riuscito di architettura rinascimentale nel Chianti, e pure se non si conosce il nome dell’architetto, è sicuramente molto vicina allo stile di Michelozzo. Il confronto con altre opere datate agli stessi anni fa propendere per questa ipotesi.

Bisogna però ringraziare gli attuali proprietari se il borgo è stato salvato, dalla fine degli anni 60 in poi, dallo spopolamento delle campagne conseguente all’abolizione della mezzadria. La loro opera ha permesso che il villaggio non si depauperasse di presenza umane e rimanesse vivo e produttivo.

Federica Mascheroni Stianti, noblesse oblige

Federica Mascheroni Stianti seduta sul divano di casa

Federica Mascheroni Stianti

A proposito di attuali proprietari, ecco che una dolce pulzella, abbigliata come una vera e propria nobildonna di campagna, ci viene incontro sorridente, cordiale. È Federica Mascheroni Stianti, figlia di Giovannella Stianti Mascheroni, che incontreremo dopo. No, non c’è nessun errore, non ho sbagliato a scrivere, si chiamano proprio così, l’una coi cognomi invertiti dell’altra, perché il fratello di Giovannella – il cui padre era il famoso Stianti proprietario delle officine grafiche a San Casciano VP – non ha avuto figli, per cui il suo cognome sarebbe andato inevitabilmente a scomparire se il marito di lei, Mascheroni, con un vero e proprio atto d’amore, non avesse aggiunto “Stianti” al proprio cognome, in modo che il fratello di Federica, con la sua prole, potesse poi portare avanti i due cognomi insieme.
D’altronde Giovannella, Carlo, Nicolò e Federica sono una famiglia unita nell’amore e nel segno di Volpaia, che è amore a sua volta perché da questo prodotta. E nel vino si sente, è sicuro.

Tutto il borgo di Volpaia come un’immensa cantina di vinificazione, invecchiamento e affinamento

In un simpatico (soprattutto per una donna) accento lombardo, Federica ci spiega che l’intero borgo contribuisce alla produzione viti-olivinicola dal momento che le tinaie, le cantine, la vinsantaia, la parte dell’imbottigliamento, l’orciaia e il frantoio – sebbene moderni – sono ancora ospitati dai sotterranei, dai palazzetti, dalle chiese sconsacrate e dai fabbricati che si trovano sparsi nel borgo, e collegati tra loro da un interessantissimo e innovativo “vinodotto” sotterraneo. La superficie vitata è di 45 ha, attualmente in produzione 43 ha, da cui vengono ricavate una media di 200-220mila bottiglie. Inoltre la famiglia è proprietaria di un’altra tenuta presso Castiglion della Pescaia nella quale si realizzano un vermentino e un cabernet sauvignon che però vengono vinificati qua a Volpaia.

Nelle prime settimane di settembre vengono vendemmiate le varietà più precoci, come il sauvignon e lo chardonnay, quindi si prosegue col merlot e il syrah, e infine, nella prima quindicina di ottobre, vengono raccolti, sempre a mano, il sangiovese e il cabernet.
Le uve sono trasportate in cassette di 15-20 kg in modo che giungano in cantina perfettamente integre.

Nicola Bernini, Raffaele D´Amico e Federica Mascheroni Stianti

Nic, Raf e Federica

Piantina topografica del borgo di Volpaia

Piantina topografica del Borgo

Torre centrale del Borgo di Volpaia

Torre centrale del Borgo

Lorenzo Regoli, direttore ed enologo interno all’azienda, presiede a tutto il processo di vinificazione che si svolge in due cantine, ricavate da altrettanti edifici storici, poste al centro del borgo.
Le uve vengono diraspate e pigiate delicatamente. Il mosto fermenta in serbatoi di acciaio inox (60-120 hl) dotati di pistoni follatori e di impianto per il controllo automatico della temperatura.
Durante la fermentazione, che avviene attraverso lieviti selezionati, si operano vari cicli di follatura e rimontaggio che proseguono anche nella successiva fase di macerazione.

wineSpectatorL’invecchiamento avviene in botti di rovere di Slavonia da circa 30 HL, o in barrique di rovere francese da 225 lt, e va dai 12 ai 24 mesi a seconda che si tratti del Chianti Classico, della Riserva o dei Cru che derivano dalle singole vigne come il Coltassala, il Balifico e Il Puro, che proviene dalla vigna Casanova. In genere le barrique nuove sono utilizzate con molta parsimonia proprio perché l’altitudine del luogo e il terreno sabbioso e sassoso, il macigno del Chianti (una pietra scura che si ritrova anche nelle facciate degli edifici), donano vini di grande eleganza ma al contempo di scarsa potenza, per cui il legno di primo passaggio rischierebbe di “schiacciarli” facendogli perdere il sapore del sangiovese.

Le cantine destinate a ospitare le botti sono state ricavate nei sotterranei degli antichi edifici del borgo come la Chiesa di San Lorenzo, la Commenda e la cantina di Via Castellana che garantiscono i giusti livelli di temperatura e umidità per la migliore evoluzione del vino.

L’ultima fase è logicamente l’affinamento in bottiglia che si sviluppa nei sotterranei di palazzo Canigiani, al buio e a temperatura controllata.

A Volpaia e dintorni si trovano anche un acetifico, un frantoio, un’osteria, una locanda, un’enoteca, e…

Logo di Volpaia impresso a fuoco sulle botti

Da queste parti, per produrre l’aceto, usano il sistema artigianale tradizionale “a truciolo”, che ha il grande vantaggio di mantenere la qualità originale del vino di base fornendo allo stesso tempo una resa soddisfacente. L’acetificio si trova in un podere a circa 2 km dal paese.

Il frantoio, invece, dopo la disastrosa gelata dell’85 che lasciò in vita solo 79 delle 2.782 piante preesistenti, è stato riprogettato a freddo, mantenendo la mai obsoleta macina di granito, mentre l’estrazione dell’olio avviene attraverso due sistemi. Il primo è la classica centrifuga verticale che separa l’acqua dall’olio, mentre il secondo, chiamato “Sinolea“, prevede che una miriade di lamelle di metallo s’immergano nella mistura e, sfruttando la diversa tensione dei due liquidi, permettano soltanto all’olio di rimanere attaccato e venire quindi estratto.

Bottaia di Volpaia

Per chi desiderasse degustare i vini abbinandovi un po’ di ottimo cibo, consigliamo l’”Osteria Volpaia“, gestita da un giovane di origine colombiane, che offre una scelta un po’ diversificata rispetto a quella abituale, mentre per chi avesse voglia di spingersi oltre (e se capitate qui la voglia vi verrà eccome, ve lo assicuriamo) perché allora non concedersi da 1 a X (tendente a infinito) notti a “La locanda“, 6 camere doppie e una suite, più piscina, circondati da un paesaggio incantevole a circa 600 mt di altitudine? Che ne dite? Mica male, no?

Per chi invece si accontenta “solo” di acquistare i loro prodotti esiste una vendita diretta della Fattoria situata nella torre centrale dell’antico Castello, sulla piazza di ingresso al borgo.

Foto panoramica dell´Enoteca interna al Castello di Volpaia

… due biblioteche

Noi, insieme a Federica, proseguiamo oltre l’enoteca e approdiamo nella prima delle due biblioteche, una stanza dal soffitto altissimo che viene definita “la libreria delle vecchie annate”, dove vi sono conservate bottiglie di grande valore, e che un tempo probabilmente rappresentava il carcere di Volpaia. La nostra soave pulzella ci fa notare che il borgo si trova esattamente a metà tra Firenze e Siena e che, rivestendo un ruolo strategico fondamentale nel controllo delle valli, le due città hanno sempre finito per contenderselo. Adesso, per pochi chilometri, si trova nella provincia senese, mentre Giovannella è fiorentina DOC… Non oso immaginare cosa comportasse all’epoca essere rinchiusi qua dentro.

Madre-e-Figlia

Invitati a pranzo nella dimora privata della famiglia proprietaria: un grande onore per Blablawine

Io, Raf e Nicola entriamo nella casa dei Mascheroni Stianti, o Stianti Mascheroni, secondo il punto di vista, e rimaniamo letteralmente folgorati dalla seconda meravigliosa biblioteca, questa però composta da volumi veri e propri, costruita dal babbo di Giovannella in tanti anni di passione. Non aggiungiamo altro perché non riguarda la parte pubblica della nostra visita, ma possiamo annoverarla tra la moltitudine di meraviglie visitate oggi.

La mamma di Federica è una bella signora elegante, raffinata, che parla un fiorentino chic dalla calata appena accennata, giusto quel pizzico che rivendica fieramente le origini senza mai scadere nel becero. Una presenza molto gradevole che senza dubbio arricchisce la nostra conversazione.

Vieri e Federica al Castello di Volpaia

Nic e Raf a pranzo al Castello di Volpaia

Andiamo a pranzo. Ci vengono serviti, in sequenza, pasta al pesto con pomodorini, vitella in agrodolce con carote, e un dessert semifreddo al cioccolato con meringhe. Il tutto innaffiato dal loro Chianti Classico 2013, dalla Riserva 2012, dal vinsanto 2010 e dal vermentino Prelius 2015. Signori, che dire? Ciascuno di noi si è concesso il bis di ogni portata e di ogni bicchiere, è necessario aggiungere altro?
Un’ospitalità talmente squisita che più che sorpresi rimaniamo stupefatti.

Chiudo l’articolo permettendomi il sottile e crudele piacere d’invitare i lettori in un luogo tanto bello quanto significativo, sebbene non tutti potranno beneficiare dell’ottima cucina privata della famiglia proprietaria. Ma, come ho detto, ci sono altre fonti di ristorazione in giro.
Buon appetito e… prosit!