car trailsCome arrivare a Colle BeretoDalla A1, uscita Firenze Impruneta, direzione Greve in Chianti e proseguire per Radda in Chianti; da Siena direzione Gaiole – Radda in Chianti. Distanza km dalle città vicine: Km 23 da Siena, Km 45 da Firenze.

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Colle Bereto, da Firenze a Radda la distanza è breve

La terza visita eccellente quest’oggi (l’ultima dopo “Dievole” e “Fonterutoli”, v. articoli precedenti) la facciamo proprio nella vallata che si apre sotto Radda in Chianti, a Colle Bereto, nome noto per il famoso locale in Piazza Strozzi a Firenze e per l’elegante wine-bar posto all’interno del palazzo omonimo alla piazza. Due luoghi diversi nella concezione, eppure entrambi di grande successo. Davanti invece abbiamo l’azienda, nonché abitazione di proprietà della famiglia Pinzauti, dove viene prodotto il vino che verrà poi servito negli esercizi ma, ovviamente, non solo.

Io, Nicola Bernini, la nostra leggendaria guida chiantigiana che finora non ha mai sbagliato un colpo (e niente fa pensare che in futuro lo sbaglierà), Raf e Ksenia Ermakova – l’avvenente e bravissima guida russa che ci sta accompagnando in questo tour –  forse siamo un po’ stanchi per la lunga giornata, però al contempo anche molto felici ed eccitati per quanto abbiamo visto e appreso, e soprattutto estasiati dalla bellezza che ci circonda.

KSENIA ERMAKOVA

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Ksenia-Note


Ksenia Ermakova

Ci accoglie cordialmente Bernardo Bianchi, responsabile dell’azienda e collaboratore della famiglia Pinzauti da 16 anni, il quale ci fa salire sul suo Land Rover Defender per un verace giro antiorario nelle vigne intorno all’azienda. Io e Ksenia sui sedili davanti insieme a lui, a scattare foto, girare video e registrare le memo vocali (le cose che poi leggete qui), Raf e Nicola stipati dietro, un po’ compressi, ma estremamente divertenti e divertiti.

Sul Land Rover per le vigne

Di Colle Bereto, ci dice Bernardo, si ha notizia fin dall’XI secolo quando era di proprietà della Chiesa.
I terreni girano per intero intorno al borghetto che dà il nome al luogo. Nell’anfiteatro che si affaccia a sud si estende la totalità dei vigneti, 20 ha (di cui in produzione 17 ha), per un totale di circa 80.000 bottiglie all’anno, mentre nella parte che guarda nord giacciono 10 ha di uliveto e 25 ha di bosco. Dal punto di vista vitivinicolo la posizione dell’azienda e delle vigne di fronte al paese di Radda rappresenta un grosso vantaggio in termini di qualità.

Il vitigno che la fa da padrone incontrastato è il sangiovese, atto alla produzione di Chianti Classico e Chianti Classico Riserva (le uve con la buccia un po’ più spessa), mentre a Radda, dalla singola vigna sotto il convento (adesso il noto Consorzio) sempre di loro proprietà, viene fatto il Chianti Classico Gran Selezione che dall’annata 2010 è vinificato separatamente.

jeep-bernardo-bianchi colle bereto

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jeep-nicola-bernini colle bereto

Mentre seguiamo il racconto affrontiamo una notevole pendenza, la jeep ballonzola, sembra di essere al luna-park. D’altronde è anche la loro fortuna, le zone pianeggianti non offrono grandi vini e non valgono importanti investimenti.

 Attraversiamo una vecchia vigna piantata a pinot nero, “Il Cenno“,  da cui il nome del vino, mentre la vigna laggiù in fondo, piantata a lisca di pesce –  aguzziamo gli occhi –, si chiama “Il tocco“, anche lei piuttosto datata (1983) e dal 2000 un merlot in purezza.

Adesso osserviamo una bel vigneto a terrazza ricostruito come un tempo per limitare i danni da erosione. È concepito sulla base di una foto aerea scattata in un volo su Radda nel 1954 e ripescata anni fa dal nostro uomo all’Istituto Geografico Militare di Firenze. Si notano anche i caratteristici muretti a pietra che non si vedono quasi più da nessuna parte e di cui invece il Chianti abbondava. Che peccato, ma fa piacere ritrovarli anche se solo in alcune zone.

Colle Bereto, biologici per rispetto della natura e dell’uomo che vi lavora

vigneti collebereto foto aereaIl loro tipo di agricoltura è “il più naturale possibile”. Sono certificati biologici e dal prossimo anno lo potranno anche scrivere sulle etichette.
Tra i filari seminano leguminose, così come senape e orzo, ad esempio, obbligando in tal modo la radice della vite ad andare in profondità per ottenere un vino con le caratteristiche proprie del loro terreno. Data l’enorme quantità di vini nel mondo, ottenere una riconoscibilità, se non proprio un’unicità, per loro è fondamentale.

Arriviamo quasi sotto il convento, conversiamo sul fatto che in genere i primi grandi agronomi sono stati proprio loro, i monaci, i frati, da sempre grandi studiosi e abili nella distillazione di liquori, nella spumantizzazione (Dom Perignon) e nella vinificazione.

Dall’oliveto traggono un ottimo olio di gran qualità, mentre la quantità, circa 6000 lt l’anno che commercializzano in piccole bottiglie, è ridotta.

Nella parte più bassa, invece, lo scorso anno hanno seminato grano duro, del tipo Senatore Cappelli, per la produzione di pasta. Molto interessante.

Nell’antico, bellissimo, borgo di Colle Bereto. La ditta Leo France e la storia degli wine bar

Il gran Nicola, ahimè, ci saluta e se ne torna a casa a fare il bravo maritino  (e il bravo babbo: 2 pargoli + 1 imminente, mica scherzi), quindi rimaniamo io, Raf e la bella Ksenia – intonatissima al favoloso luogo, prego, confrontare la pulzella con la coreografia circostante – desaparecidos per i rispettivi cari. Ci comprenderanno. Ubi maior.

colle bereto giardino 1

Bernardo ci spiega che la famiglia Pinzauti ha acquistato il borgo dove abita nel 1980. In passato vi risiedevano altre due famiglie che coltivavano l’intera proprietà: una si occupava della parte destra, una di quella sinistra. Sembra una favola che però i nuovi proprietari hanno voluto mantenere intatta ristrutturando lo stretto necessario e per il resto mantenendo tutto com’era.

D’altronde la tradizione dei Pinzauti è importante. Lorenzo – titolare della ditta Leo France di Firenze che produce accessori per la moda impiegando circa 300 dipendenti e che i Pinzauti conducono da 50 anni – è stato nominato cavaliere del lavoro. Un’onorificenza che ha premiato e inorgoglito dal primo all’ultimo collaboratore.

mappa castelli chianti

A questo punto chiedo com’è nata l’idea di aprire il locale in Piazza Strozzi a Firenze. Be’, inizialmente Francesca Pinzauti, figlia di Lorenzo e Franca, nel 2000 ha aperto un piccolo wine bar nel centro di Radda a cui nel 2002 è seguito l’altro molto più grande a Firenze. Nel tempo poi si è trasformato in un locale alla moda dove al piano di sopra si può anche ballare. Dallo scorso dicembre, invece, insieme al loro socio Lorenzo Segre, è stato aperto, proprio all’interno del classicissimo Palazzo Strozzi, Colle Bereto Winery, molto più orientato al vino.

Dentro la dimora pubblico-privata di Colle Bereto. La cantina

La casa è meravigliosamente bella. Nel giardino con piscina, nella disposizione delle piante, nella struttura, negli infissi, nell’arredamento, ricorda lo stile provenzale rivisitato in salsa toscana, un connubio riuscitissimo con tocchi di stupefacente, assoluta, originalità. Siamo ammirati, scattiamo foto a tutto spiano.

interni-colle-bereto

Visitiamo la cucina dove vengono svolti dei corsi a cura dei tre titolari del ristorante Touch di Firenze (via Fiesolana). Quindi passiamo nella vecchia cantina dove fino al 2005 usavano imbottigliare. C’è una zona molto affascinante dove sono conservate tutte le bottiglie di Colle Bereto fin dal principio, il 1981. L’annata 1983, non proprio ieri per un vino, permette loro di realizzare verticali di notevole valore. Bernardo ci mostra Il tocco1983, sangiovese in purezza, all’epoca un vino da tavola che “violava”, per così dire, le regola del disciplinare per mantenere intatte le caratteristiche del vitigno.

Ksenia in Cantina Colle Bereto

Ci spostiamo nel cuore della cantina, la zona di fermentazione. L’uva viene raccolta con piccole cassette da circa 7 kg, finisce su un tavolo per la selezione e la pulitura dei grappoli, quindi nella diraspatrice, infine sul tavolo di selezione dei chicchi al quale lavorano 4 persone. Al termine del secondo tavolo i fori nel pavimento permettono la caduta degli acini per gravità.  Attraverso un apposito tubo finiscono poi nei tini di legno sottostanti che vengono usati a settembre e ottobre per la fermentazione e nel resto dell’anno per l’affinamento.

È qui, in questi 10 tini, che nascono la loro Riserva e la Gran Selezione, oltre che, a settembre, il pinot nero, “Il Cenno“,  e il merlot, “Il Tocco“.
Bernardo ci ricorda, tra l’altro, che il legno contrasta la “violenza” della fermentazione rendendola più graduale rispetto all’acciaio.

Nella sala dei tini d’acciaio, invece, dove viene vinificato il Chianti Classico, vengono effettuati continui rimontaggi computerizzati e follature a mano, come si conviene a chi vuole produrre buon vino senza causare danni.

Passando nella barricaia colpiscono l’occhio tre lampadari realizzati con pezzi di normalissimo vetro, arte povera quanto si vuole ma estremamente originale.
La Riserva e la Gran Selezione affinano in botti grandi fino a 700 lt.Il pinot nero e il merlot, invece, in botti piccole rinnovate ogni anno (fusti borgognoni e barrique bordolesi), le quali poi in secondo, terzo e quarto passaggio sono utilizzate per il sangiovese del Chianti Classico.

La sala di ricezione, la zona di affinamento in bottiglia, la sala degustazione di Colle Bereto

Facciamo il nostro ingresso in una zona molto bella dell’azienda, una chicca. Un salotto, un wine bar, l’area dell’imbottigliamento (separata dal resto da una porta), un elegante corridoio dove avviene l’affinamento in bottiglia, la sala degustazione in fondo al corridoio, tutto insieme,  armonicamente, vale davvero la pena venirla a visitare.

I vini rimangono fermi come minimo 6 mesi così da essere pronti per la commercializzazione. Passiamo al loro fianco col sorriso, anche se in silenzio per non disturbarne il riposo, ed entriamo nella sala degustazioni, una specie di moderno santuario del vino, elegante e dalle luci soft, nato per veri e propri tecnici del settore. Noi non lo siamo ma, dandoci un po’ di arie, ci sediamo come pascià in attesa che ci vengano riempiti i calici. Raramente mi sono sentito così a mio agio.

colle bereto punto vendita

Ci viene servito un ottimo spumante di pinot nero davvero molto interessante.
Quindi degustiamo il loro Chianti Classico 2014 (97% sangiovese 3% colorino) che affina, come già detto, in botte piccola, mai nuova. I tannini morbidissimi sono adatti anche ai palati più sensibili.
Infine ecco la Riserva Chianti Classico 2013, anch’essa molto morbida e godibile,  in bottiglia però da una settimana per cui ci viene suggerito di valutarla con… riserva, perdonate l’immancabile calembour a cui non riesco mai a sottrarmi.

Mentre ci avviamo verso l’uscita facciamo in tempo a sapere che Colle Bereto esporta soprattutto negli Stati Uniti, in Russia, in Nord Europa, ma che vende tanto anche in Italia tramite la ristorazione di Firenze. Infine, mentre ci lasciamo, ciascuno di noi trasportando la bottiglia di Riserva che gli è stata gentilmente donata (lo rimarco perché vi assicuro che non è affatto banale né scontato), Bernardo ci racconta che ha fretta di tornare a casa dal momento che sua moglie lavora per la Fattoria di Montemaggio, che ha quindi il “competitor” tra le mura domestiche e che per questo non esistono sconti sugli orari non rispettati. Ma si vogliono bene comunque.

Ennesima bellissima avventura di Blablawine.com

Adesso tocca a voi

Aspettiamo i vostri commenti (Bernardo e Ksenia)

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