car trailsCome arrivarciDalla A1 uscita di Impruneta, prendere la Firenze Siena fino a Poggibonsi Nord, poi seguire per San Giorgio alle Fonti.

IndirizzoClicca sul pin della mappa per visualizzare l´indirizzo esatto.

Due enologi per amici

Lui si chiama Calogero Portannese, lei Camilla Borgogni; lui si definisce eno-tecnico, e a soli 25 anni è il responsabile di cantina, in pratica l’enologo, di nientepopodimeno che il Castello dei Rampolla, tra l’altro dopo aver già lavorato a lungo per nientepopodimeno che il Castello di Radda; lei a soli, be’ (non si dice, anche se giovanissima), è quasi enologa con tutti i crismi (le mancano giusto due esami), d’altra parte era nel suo destino, nomen omen, Borgogni, o no?; insieme formano una coppia bella e simpatica, lei più sul versante del primo aggettivo, con quegli occhi bistrati e assassini, lui più del secondo, con la battuta sempre pronta e mai scontata del toscanaccio DOCG, nonostante la famiglia si origini molto più a sud rispetto a queste latitudini; l’importante è che si integrano bene ed entrambi sanno il fatto loro, come si dice. Si capisce al volo.

CALOGERO PORTANNESE &
CAMILLA BORGOGNI

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www.facebook.com/camilla.borgogni

Questo visita è stata realizzata grazie all´amicizia e alla collaborazione di Calogero Portannese e Camilla Borgogni, giovani winemakers toscani che ci hanno condotto per queste zone con simpatia e competenza.


Caologero e Camilla

È Calogero che ha fissato il nostro primo appuntamento odierno con Fattoria Le Fonti e, dopo averlo conosciuto, non nutro più alcun dubbio che sarà tutto molto interessante. Del resto Raf, che sorride sotto i baffi, me l’aveva detto.
La giornata è splendida, fresca e assolata, un inizio maggio vero e proprio, con un’inattesa e nostalgica sterzata verso la tradizione a cui ormai siamo disabituati. Troppa grazia, Sant’Antonio. Da mettere anche agli atti la striscia positiva di vittorie di Blablawine.com che prosegue a vele spiegate senza neppure un asfittico, grigio, pareggino. Così, per gli amanti delle statistiche. Ma onde evitare il drammaturgico peccato di hýbris (tracotante arroganza), e la conseguente φθόνος των θεών, l’invidia degli dei, non lo facciamo sapere troppo in giro, d’accordo?

Fattoria Le Fonti foto panoramica della cantina

Per amore, solo per amore… della Toscana

Dalla non esaltante piana di Poggibonsi ai 270-300 mt di altitudine su cui si estendono i terreni di Fattoria le Fonti non c’è molto, eppure la coreografia cambia completamente. Il paesaggio è d’una bellezza serena, classica, con tocchi d’arte naturali e umani qua e là, come solo certe vedute toscane sanno essere. Un misto tra grazia divina e sudore della fronte. Il connubio più produttivo.

Tommaso-Furzi-con-BlaBlaWineCi accoglie Tommaso Furzi, enologo e responsabile di cantina, e per darci subito un’idea di dove ci troviamo, ci spiega che la strada interna all’azienda segna il confine tra la zona del Chianti Classico, a destra, dove giacciono la maggior parte dei vigneti, e la denominazione Chianti Colli Senesi, a sinistra, dove si situa il resto della superficie vitata.

Tutto iniziò nei primi anni ’50, in Val Seriana, Alpi Orobie, provincia di Bergamo, quando Vito Arturo Imberti, proprietario d’una segheria, e follemente innamorato della Toscana tanto da sobbarcarsi estenuanti e scomodi viaggi dalla Lombardia fino a qua in un’epoca in cui l’Autostrada del Sole era poco più che un miraggio, decise di comprare la fattoria.

Attualmente la famiglia Imberti è giunta alla seconda generazione di proprietari coi figli Franca, Ferdinando e Giovanni che gestiscono oltre 140 ha di terreno di cui 25 ha vitati e 25 ha di oliveto, mentre il resto è  invece lasciato a bosco con qualche ha di seminativo.
Producono dalle 130.000 alle 150.000 bottiglie secondo l’annata, di cui l’80% è destinato all’export, mentre il resto viene venduto in Lombardia dove la famiglia vanta un mercato locale.
Il sistema di allevamento è in prevalenza a cordone speronato, misto a guyot.
Paolo Caciornia è il loro enologo.

Per quanto riguarda l’olio, posseggono circa 5000 piante e coltivano tutte le varietà tipiche toscane dal correggiolo al frantoio al moraiolo al leccino.
Imbottigliano un Chianti Classico DOP fatto solo di olive correggiolo, mentre quello  venduto in latta o sfuso è un mix di tutte le varietà aziendali.

Le Fonti, azienda biologica col sangiovese nel sangue

L’azienda, sebbene già da una decina d’anni stia rispettando i dettami della coltivazione biologica, ha ufficialmente  intrapreso la conversione nel 2015, e quindi, occorrendo minimo 3 anni, nel 2017 completerà il percorso per ottenere la certificazione.
Fanno molto uso dei sovesci. Un filare sì e uno no seminano una miscela di 20 sementi diverse. Leguminose, graminacee, brassicaceae, crucifere. Tutte piante che oltre a svolgere un’importante lavoro sottoterra aumentando la struttura del terreno e migliorando perciò anche la qualità del vino, costituiscono altresì un vero spettacolo soprattutto in primavera coi loro colori che variano dal bianco al rosa al rosso al violetto.

Le-Fonti-Veduta-di-San-Gimignano

Veduta di San Gimignano

Calogero-Camilla-e-Tommaso

Tommaso, Camilla e Calogero

Filare di Sangiovese alla Fattoria Le Fonti

Pratica del Sovescio a Fattoria Le Fonti

Ma cosa si coltiva da queste parti? Il cabernet sauvignon? Il merlot? L’alicante? Il petit verdot? Per carità, non bestemmiamo. Scusate, signori, qual è il vitigno principe di questa terra? Il più scorbutico, il più rustico, il più rispondente al carattere selvatico d’un popolo fiero e antichissimo come questo – mica l’ho scritto io “Maledetti toscani” -, eppure, nonostante tutto, elegante, forte, espressivo, di grande personalità? Non è forse il mai obsoleto, l’immarcescibile sangiovese? Ed eccolo ritornare alla carica anche qui, a Fattoria Le Fonti, senza avversari però, rappresentando il solo e unico protagonista incontrastato.
Sì, è così, un’azienda, un vitigno.
Per la verità esiste un ettaro coltivato a cabernet e merlot, ci confessa Tommaso, che viene poi vinificato e imbottigliato da loro e venduto dall’azienda commerciale Le Meraviglie di Mattia Imberti, il figlio dei proprietari, ma questa è un’altra storia. Il messaggio che Fattoria Le Fonti vuole trasmettere è  tipicità, tradizione, però anche far capire come si esprime il leader maximo dei vitigni in una zona particolarmente calda come questa.

Le-Fonti-Panoramica-Cantina

Cantina e vini di Fattoria Le Fonti

Le-Fonti-Collage-EtichetteMentre ci dirigiamo verso la cantina, Tommaso ci racconta i loro vini.
Il primo è un IGT base che vinifica e viene affinato in acciaio prima dell’imbottigliamento.
Il secondo è un Chianti Classico che vinifica in acciaio e trascorre sei mesi in barrique di secondo passaggio.
Il terzo una Riserva, selezione delle uve dei migliori vigneti, che vinifica in acciaio e compie la fermentazione malolattica e l’affinamento in barrique nuove per 18 mesi.
Infine c’è il  Vito Arturo, IGT e cru aziendale, selezione delle migliori uve d’un solo vigneto omonimo al vino, che vinifica in acciaio a temperatura controllata, mentre la fermentazione malolattica e l’affinamento si attuano per 18 mesi in barrique di rovere francese con maggiore tostatura.

 La raccolta delle uve viene portata a termine manualmente per mezzo di cassette da circa 20 kg.
Una volta arrivata in cantina, l’uva viene diraspata, pigiata e, attraverso un nastro trasportatore, fatta cadere giù nelle vasche d’acciaio sottostanti.

A questo punto viene adottata una tecnica particolare, una specie di termovinificazione. Nei primi 2-3 giorni del processo, sono estratti a caldo i composti che provengono dalla buccia degli acini, come i tannini e gli antociani. La temperatura viene alzata per un giorno fino a 35-36° e poi abbassata a 30° per altri 2-3 giorni. Nel mentre, delle grosse pale interne mescolano il mosto. Quindi viene effettuata la svinatura, e la fermentazione si conclude senza che avvenga il contatto con le bucce. In pratica, il maggior calore consente un tempo di macerazione minore rispetto al normale e quindi di evitare che si liberino sostanze troppo astringenti per un vino che possa risultare morbido e bevibile il prima possibile.

Dopo questa fase che dura dai 2 ai 4 giorni, in base al tipo di uva e di vino che verranno prodotti, il mosto fiore, sui 28°-30°, viene inserito in altre vasche d’acciaio non controllate termicamente.

Passiamo nella barricaia, dove si trovano le botti di due diverse tonnellerie: Quintessence, per il Vito Arturo, e Boutes per il Chianti Classico e la Riserva.

Tommaso Furzi in CantinaMa non è tutto, perché all’interno delle barrique il vino affina confortato dai canti gregoriani. Come, prego? Sì, abbiamo capito bene: il vino evolve coi canti gregoriani, e guai a chi si azzarda a entrare quaggiù con un’altra musica o con una radio accesa. Per me, che sono uno studioso dell’uomo nel suo senso più lato, è vera musica. Perdonate l’ennesimo, patetico, calembour. Mi rimetto al vostro buon cuore.
Muovendo da una concezione di chiara marca biodinamica, pare infatti che i canti gregoriani echeggino i suoni elementari di aria, acqua, fuoco e terra favorendo la stabilizzazione del vino. Ci guardiamo intorno e ci accorgiamo di essere circondati da casse stereofoniche. Pensate voi.
La discussione si fa intensa, eccitante, ciascuno di noi dice la sua, i giovani sono più propensi all’apertura mentale, alle possibilità che sconfinano dalle spiegazioni sempre e comunque scientifiche, razionali, tristi e deprimenti come un cartone animato cecoslovacco; in ogni modo, senza spingersi troppo in là, è necessario tener presente che il vino, in qualsiasi fase venga considerato, non è mai natura morta, e che tutto ciò che vive risente necessariamente dell’ambiente in cui è immerso, suoni compresi. A ogni livello di coscienza la sua propria conclusione.

Nella sala degustazione di Fattoria Le Fonti

Ci spostiamo in tutt’altro ambiente – la fattoria è enorme, piena di strutture, un piccolo, bellissimo, borgo – e finiamo, com’è logico, nella sala degustazioni, in cui si fanno subito notare una lunghissima e solida fratina al centro e un’ex mangiatoia di lato. Che spettacolo, signori.
Il primo vino che assaggiamo è l’IGT Toscana Sangiovese Fattoria Le Fonti. Fruttato, buono a tutto pasto, dotato di una bella acidità che lo tiene in equilibrio.
Nel mentre ci raggiunge Roberto Giannetti, dal 2013 direttore tecnico dell’azienda, la longa manus in Toscana dei proprietari. Parliamo delle sue due prime annate, di come il 2014 si sia rivelato piuttosto difficile a causa delle tante piogge estive e della conseguente umidità che ha scatenato insetti come la tignoletta e la Drosophila Suzukii, il malefico moscerino, e di come l’areale risulti particolarmente caldo per l’influenza dei venti marini che non trovano barriere naturali, se si eccettuano le non troppo alte Colline Metallifere.
Quindi saliamo di livello assaggiando il Chianti Classico Fattoria Le Fonti e l’ottima Riserva del Chianti Classico Fattoria Le Fonti. Infine, in un climax da grande romanzo, il Vito ArturoIGT, davvero notevole.

C’è ancora un piccolo tempo per parlare della loro attività ricettivo-agrituristica che si sostanzia in una villa con piscina da 12 posti letto, di regola affittata a corpo unico, e 3 appartamenti comprensivi in totale di 12 posti letto, affittabili singolarmente. Inoltre, non disponendo di attività ristorativa, l’agriturismo può incaricarsi di contattare un cuoco per i pranzi e le cene. Mica male.

Roberto Giannetti in degustazione alla Fattoria Le Fonti

Roberto Giannetti

Calogero Portannese degusta i vini di Fattoria Le Fonti

Calogero Portannese

Tommaso Furzi in degustazione

Tommaso Furzi

degustazione-tommaso-Calogero-Camilla

Calogero, Camilla & Tommaso

Al prossimo articolo

È stato bello. È stato buono. È stato istruttivo. Grazie Fattoria Le Fonti per la squisita ospitalità, ma adesso, dopo tutto questo vino, ci è venuta fame, e ce ne voliamo bel belli agli Alimentari Pasqualetti, dove si può mangiare e acquistare cibo a volontà, un posto veramente pratico e carino che vi consigliamo caldamente.

Siamo un po’ in ritardo per il prossimo appuntamento, Raf è preoccupato, ma Calogero ci spara un paio di battute delle sue e ci rilassiamo. La giornata è ancora lunga e dura, insomma, è comprensibile, no?, luoghi bellissimi, cantine affascinanti, canti gregoriani, ottimo vino, gente simpatica, non tutti reggono questi ritmi, chiaro. E adesso ci aspetta pure l’Agriturismo Vincenzo Cesani a San Gimignano, dove fanno una gran vernaccia, meglio non pensarci, va, ci penseremo al prossimo articolo, bye bye.

Adesso tocca a voi

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Ci contiamo davvero . Al prossimo fine settimana!

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