Verso Montalcino in compagnia di Luca Di Napoli Rampolla

L’odierno tour a Montalcino, che proseguirà nei prossimi due articoli, è stato organizzato da Calogero Portannese in collaborazione con Camilla Borgogni, la sua fidanzata. Lei è “occhi bistrati e assassini”, apparsa ab origine in questo blog nell’articolo su “Fattoria Le Fonti”, ricordate?; lui è il giovanissimo, bravissimo e divertentissimo wine maker (di cui abbiamo già ripetute volte cantato le gesta) del celeberrimo Castello dei Rampolla – azienda viticola estremamente interessante sotto vari profili, i cui vini da anni ricevono prestigiosi premi e massimi punteggi in tutto il mondo -,  della quale avremo modo di parlare più avanti, sebbene qualcosa sia necessario dire fin da ora poiché abbiamo il piacere di essere accompagnati dal principe Luca Di Napoli Rampolla che, al di là dell’altisonante titolo nobiliare, si dimostra una persona squisita, affabile e di animo gentile, un uomo che ha avuto la forza, la tenacia e la determinazione di trasferire sul piano aziendale la sua personale filosofia di vita ottenendo risultati non solo eccellenti ma senza dubbio anche sorprendenti.

Io e Luca viaggiamo conversando nell’auto di Raf che guida cogli occhi alla strada e le orecchie a ciò che viene detto, mentre i due piccioncini, soli soletti, ci precedono di qualche metro con la loro vettura. Giungiamo nella bellissima zona di Montalcino (per me è sempre un’emozione venire qua) in Località “La Croce”.

car trailsCome arrivarciDalla A1 uscita di Impruneta, prendere la Firenze Siena fino a Poggibonsi Nord, poi seguire per San Giorgio alle Fonti.

IndirizzoClicca sul pin della mappa per visualizzare l´indirizzo esatto.

map piombaia

Ci accoglie, cordialissimo, il simpatico Francesco Cantini, socio proprietario di Piombaia insieme ai due fratelli Vittorio e Cecilia e al padre Roberto. Francesco si occupa del versante agronomico-produttivo dell’azienda, Cecilia dell’accoglienza all’agriturismo (7 appartamenti con cucinotto, piscina, ristorante) e di parte della commercializzazione, mentre Vittorio della restante parte della commercializzazione, dell’amministrazione e della gestione della struttura ricettiva. Pare vadano abbastanza d’accordo, anche se fiocca subito la prima battuta di Calogero il quale ipotizza che prima fossero in tutto otto fratelli di cui loro tre non sarebbero altro che i superstiti della naturale selezione della specie. Il clima è disteso, piacevole, nessun imbarazzo, come fossimo amici da sempre. Saliamo a piedi verso la vigna che abbiamo di fronte.

Francesco Cantini con Vieri Tommasi Candidi

Ossequio ai profumi della Terra

Vieri con Luca Di Napoli Rampolla

Confronto fra Produttori Biodinamici

Camilla Borgogni, Luca Di Napoli, Francesco Cantini

Protetti da Montalcino. Esposizione, terreni, coltivazioni, il progetto dell’orto e l’”insalatina magica”

Ci troviamo sotto la cinta muraria della collina di Montalcino che protegge Piombaia dalle perturbazioni più brutte. Incredibile, ma quando i nuvoloni neri gonfi di pioggia giungono sopra certi alberi che Francesco ci indica, la spinta del vento perde d’intensità, il fronte in genere si divide, e una parte tende a scendere nella valle sotto il monte Amiata, mentre l’altra che li investe risulta molto meno violenta. Quando si dice: microclima.
L’esposizione tra l’altro è ottimale perché le loro vigne prendono il sole dall’alba alla sera.

Luca Di Napoli e Raf

Luca parla. Raf ascolta…

Montalcino è nota per la variabilità dei suoi terreni anche in piccole aree. Ad esempio in questa porzione di 9 ha si trovano dalla sabbia, alle conchiglie ai ricci marini, quindi un suolo alluvionale simile a quello della zona di San Gimignano. Più in su invece sfuma sull’argilloso, mentre spostandosi ancora si trova la pietra serena, la terra si fa più chiara, e nelle parti alte ecco il ferro.
L’azienda, che sale dai 450 mt slm fino a 600 mt slm, è composta da 200 ha in tutto, di cui 100 ha di bosco, 70 ha circa di coltivazioni, 1 ha di orto, e 11 ha vitati per un totale di 30.000 bottiglie l’anno, e con una previsione per il futuro di circa 50.000 al massimo.
Il vitigno principe, ça va sans dire,  è il sangiovese, eppure negli anni dal ’95 al 2000, quando scoppiò la moda dei vitigni internazionali, il padre Roberto decise di piantare il merlot che tuttora coltivano e che, ci dice Francesco, gli viene oltretutto particolarmente buono.

Calogero, Francesco e Vieri

Calogero, Francesco e Vieri a Piombaia – MONTALCINO

Il progetto dell’orto è nato da un paio d’anni, e prevede colture di ogni genere atte anche all’omeopatia e alla naturopatia. Adesso stanno imparando ad usare la serra e a utilizzare i semi prodotti lo scorso anno dalle loro piantine. Un percorso affascinante. Calogero chiede sornione se coltivano, tra le altre, l’”insalatina magica“. Battute, risate. Lascio alla vostra immaginazione intuire di cosa si tratta.

Biodinamici full optional ma con certificazione biologica. La vite come essere vivente, non come animale da riproduzione

Il sistema di allevamento adottato è il cordone speronato, anche se stanno seriamente pensando di passare al guyot per le ragioni che abbiamo più volte illustrato negli articoli precedenti.

Come molte altre aziende simili, sono certificati biologici (hanno iniziato il processo produttivo nel 2009 e le pratiche nel 2010), biodinamici di fatto. Perché la verità è che la biodinamica dà più fiducia alla pianta, ci dice Francesco, e poi ci spiega cosa fanno con esattezza.

Procedendo cronologicamente, il sovescio, elemento, come si sa, indispensabile in questo tipo di filosofia, viene seminato, un filare sì e uno no, ad agosto-settembre dell’anno precedente. È necessario tenere sempre bene in mente che le brassicacee e gli altri fiori del sovescio non servono solo a conferire struttura al terreno ma, per ragioni olistiche, contribuiscono sinergicamente al sistema ognuno col proprio colore e la propria forza.

A gennaio avviene la potatura. Verso marzo passano col “500“. Verso aprile, col primo sfalcio (alto), danno il “500K” (un preparato rinforzato, tra l’altro, con ortica). Quindi passano col 501 che dà forma e favorisce il collegamento con la parte astrale di luce solare. Dopo il secondo “sfalcio”, giusto per tagliare le graminacee, operano i trattamenti con le tisane che mirano a eliminare il rame quasi del tutto (nel 2015 solo 40 g a ha).

Con le prime gemme che sbocciano, iniziano la pulitura tenendo 2 tralci per corno e offrendo così alla pianta le necessarie informazioni per la produzione e la vegetazione. Verso luglio, quando la pianta si prepara ad invaiare, loro “in terra non danno niente” dato che si notano grappoli già organizzati, operano solo una sfogliatura leggera e magari a metà settembre, valutano un’ulteriore sfogliatura che in alcuni anni può anche essere totale in modo che la vite e i suoi frutti beneficino degli ultimi 20 gg di sole.

Team BlaBlaWine a Piombaia

Team BlaBlaWine a Piombaia

I primi di ottobre, in genere, inizia la vendemmia, difficile che avvenga prima, perché la pianta coltivata coi sani principi della biodinamica si sviluppa in armonia con l’andamento della stagione. Se invece, ad esempio, in precedenza si lavorasse la terra tra i filari senza grandi preoccupazioni (o meglio: scrupoli) rompendo anche le radici, queste inevitabilmente trasmetterebbero un messaggio di allerta alla pianta che produrrebbe una reazione vegetale la quale, umanizzata potrebbe suonare così: «Che succede? Qualcosa non va. Forse è meglio che acceleri il mio processo di creazione del seme perché questo è il mio dovere principale», e tutto il processo verrebbe alterato per necessità diverse da quelle dei ritmi naturali. Ma qui per fortuna non accade una cosa simile e ogni vite viene trattata come un figlio da amare, non da piegare alla nostra volontà per scopi produttivi. Qui ogni pianta ha un nome. Calogero interviene: «Quella è Giulia, quella e Margherita, quello è Armando, solo io comando, quello è Mandingo…». Calogero, ragazzi, è sempre Calogero.

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Piombaia, fortezza etrusca. Breve storia della famiglia

panoramica Piombaia

D’altronde i suoi nonni – che inizialmente risiedevano a Panzano in Chianti – per costruire la casa originaria utilizzarono pietre etrusche già lavorate ed è probabile che sotto i nostri piedi giaccia, ancora inesplorata, la necropoli che non è mai stata trovata.

La storia dei Cantini inizia nel ’45 col nonno che lavora giorno e notte per permettersi di acquistare la terra pezzo per pezzo, ma solo nel ‘90 il padre e il fratello Vittorio, di dieci anni più grande di lui, iniziano piano piano a imbottigliare (circa 2000 bottiglie). Nel ’95 aprono uno dei primi agriturismi a Montalcino e nel ’97 si opta per una piccola cantina “su nel podere”. Il resto è storia nota, contemporanea.

– Vedete quel colle? – ci dice Francesco – Lì c’è una fortezza etrusca simile all’altra di Roselle, molto probabilmente uno dei posti di controllo della via del piombo, ecco perché Piombaia. Altri invece, considerato che siamo una delle aziende più alte di Montalcino e che nel terreno si trovano moltissimi sassi, attribuiscono il nome al grigio delle pietre.

La cantina di Piombaia

La vendemmia viene fatta a mano e i grappoli sono trasportati in cantina tramite cassettine. La selezione è operata direttamente in vigna, non attraverso il tavolo di cernita perché, ci dice Francesco, secondo lui serve solo a creare più problemi che altro. Difficile stare concentrati ore mentre migliaia e migliaia di chicchi ci passano davanti, meglio pensarci prima e istruire i propri braccianti sui principi di selezione durante la raccolta.

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La diraspatura si realizza nel modo più leggero possibile cosicché il chicco passi nelle vasche il più intero possibile. Una volta riempita, la vasca viene tappata senza aggiunta di solforosa né lieviti né controllo della temperatura.
Dopo la prima fermentazione “più tumultuosa”, la malolattica, non essendoci la solforosa “a disturbare” il processo naturale, inizia spontanea, e in 15 gg la vinificazione è finita. Dopodiché si attende circa un paio di lune e a gennaio “vanno in botte” senza filtrare un vino che è già limpido di suo. Sembra quasi un miracolo, ma Francesco ci ribadisce col sorriso: – Io mi fido della mia uva, è lì che avviene il vero prodigio, non dopo. Se rispetti la natura non hai bisogno poi di correttivi che vanno solo ad alterare un processo che si sviluppa da sé.

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A questo punto assaggiamo direttamente dall’acciaio il sangiovese 2015 che è in attesa di trascorrere tre anni in legno dentro botti di rovere francesi nelle quali non verrà mai effettuato il bâtonnage. Quindi il Brunello 2014Vigna Bosco“, che è stato incredibilmente travasato una sola volta in tre anni. Infine il sangiovese 2013.

In totale l’azienda produce 3 vini: Il Brunello di Montalcino, Il Rosso di Montalcino e il Gatto Nero Sant’antimo DOC (90% sangiovese, 10% merlot).

È stato davvero molto bello e istruttivo. Ringraziamo sentitamente Francesco Cantini per il tempo che ci ha dedicato e ci predisponiamo per la visita alla prossima azienda.

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Di viticoltura Biodinamica si è parlato anche in occasione della nostra visita a Caiarossa nel marzo del 2016, quando in compagnia di Roberta Palma intervistammo Marco Lipparini e Julian Reneaud in Val di Cecina.

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