Ecco un itinerario con due frizzanti cantine a conduzione familiare che con sacrificio e passione quotidiani producono vini da generazioni.

Che lavorino duro, “alla veneta” si direbbe, ci vuol poco a capirlo: il primo ci accoglie di sabato pomeriggio, l´altro ci porterà in giro per il Cartizze e i suoi dintorni tutta una domenica mattina. Stiamo parlando di FROZZA e di COL DEL LUPO.

In giro con Fabio e Roberto

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Fabio, Raffa e Roberto

Il giro è stato organizzato da tre amici veneti, Fabio e Roberta, che sono una coppia trevigiana DOC, a cui si è aggiunto il loro amico Roberto che è da poco diventato papà, con una bella bimba di 14 mesi e 6 denti. Fabio e Roberto sono amici. Entrambi ingegneri informatici condividono la passione per il vino e la buona tavola.

Ci troviamo nella zona collinare del prosecco DOCG, quello per capirci con tutte quelle ripide colline irte di pali da vigna – non ce n´è uno uguale all´altro – dove la coltivazione della vite te la ritrovi pure nei giardini di casa e nelle aree verdi attorno alle scuole (…beh, non esageriamo!).

In effetti per un toscano d´adozione come me, abituato ai dolci e curati paesaggi delle sue parti, vedere quell´affar di vigne che colonizzano ogni possibile spazio coltivabile fa un certo effetto. C´è qualcosa di surreale. Di brutale.

In Miniera

Se con l´occhio dell´immaginazione inquadri certi cucuzzoli e certe concavità, sembra di trovarsi davanti a quelle miniere brasiliane a cielo aperto da cui l´uomo estrae le materie prime in modo intensivo …. i terrazzamenti concentrici rispondono alla stessa logica.

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In Miniera….

E che si tratti di una specie di miniera a cielo aperto lo dicono i numeri. La somma di questi cucuzzoli su cui poggiano appezzamenti di poche are – la proprietà media arriva a malapena a un paio d´ettari – , fa numeri da paura. Un´edizione recente di WineNews titolava: “Wine intelligence: il Prosecco e il suo successo”.

Cito testualmente l´incipit: “Il successo del “sistema Prosecco” sta nei numeri: la produzione complessiva ormai ha superato i 500 milioni di bottiglie (tra le oltre 410 del Prosecco Doc e le 90 del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg, le cui colline sono fresche di candidatura a Patrimono Unesco, ndr), che finiscono per oltre l’80% all’export ….

L´articolo spiega in modo conciso le ragioni di un successo planetario di cui andar fieri. E per una volta l´andar fieri di noi stessi, fa bene.

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Giovanni Frozza

Ma eccoci da Frozza in Colbertaldo, una frazione di Vidor. Ci accolgono Giovanni Frozza e la figliola Agnese, una bimba di 10 anni dall´aria sveglia e tosta che poi ci accompagnerà lungo tutta la degustazione.

Entriamo in un ambiente caldo con il camino acceso. Ci sentiamo subito a nostro agio e dopo un breve scambio di parole e di sorrisi ci vengono generosamente offerti i calici per l´assaggio.

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Il primo è un Glera tranquillo di cui Giovanni va fiero, anzi è il suo prodotto preferito. Ne produce circa 4.000 bottiglie derivate dalle uve del Col dell´Orso, uno dei vigneti rocciosi fra i più vocati della zona. È un vino che Giovanni definisce “didattico” perché permette davvero di inquadrare lo schema organolettico tipico del Glera, di coglierne tutto il frutto e, nel caso specifico, l´intensa sapidità e la mineralità dovuta al terreno roccioso. Un vino fine, elegante sui 10 gradi d´alcol con 2-3 gr. di zucchero e un 6 di acidità che gli conferisce un sapore leggermente asprigno.

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È impressionante quanto siano differenti tutti gli altri vini: Si va da una mineralità marcata del Brut Rive di Colbertaldo, al fruttato e finemente floreale dell´Extra Dry Col dell´Orso. Tutto ha una sua spiegazione: altitudine, esposizione, suolo, vinificazione e lieviti selezionati autoctoni. Combinando tutte queste variabili Giovanni, che guida l´azienda di famiglia dagli anni ´90 e appartiene alla quarta generazione, ottiene vini dallo spettro organolettico molto ampio.

Parla con passione e fierezza. Si avverte la dedizione dell´uomo al suo territorio. Lo ascoltiamo con attenzione ma anche con un occhio vigile a quell´ enorme gatto bianco dal pelo lungo, – ripeto, enorme e peloso – che ci guarda sornione appollaiato in braccio alla piccola Agnese.

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Giovanni ci porta fuori sotto un´ampia e ariosa tettoia in legno sotto la quale stanno sull´attenti rispettabili tini alti come ciclopi. Passiamo da un tino all´altro col bicchiere nel palmo della mano (fa freddo), assaggiando le basi di quelli che saranno i vini più interessanti, come il Prosecco tranquillo e quello rifermentato in bottiglia sui lieviti.

Il benvenuto, ci spiega Giovanni, è da sempre un bicchiere di prosecco fermo, accompagnato dal pane e la soppressa locale.

È ora di tornare a casa

Dopo un po’ non sentiamo neanche più il freddo. Ci spiega un monte di cose interessantissime, almeno per me, che sono da poco diventato viticoltore chiantigiano. Non mancano gli accenni tecnici sulla vinificazione e sulla spumantizzazione, che da noi in Toscana è meno diffusa essendo per lo più terra di rossi fermi.

Agnese intanto prende per mano Roberta e la porta a spasso per i filari inerbiti. Le due si parlano e si tengono per mano come se appartenessero alla stessa famiglia.

Riprendiamo l´auto. È quasi buio e dobbiamo tornare a Treviso. Ci guardiamo l´un l´altro soddisfatti e ci ripromettiamo di tornare perché siamo convinti che valga senz´altro la pena di andare a trovare un vignaiolo come Giovanni Frozza.

Adesso tocca a voi

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