car trailsCome arrivarci – Statale Aurelia fino al km 260, tra San Vincenzo e Donoratico.

Nel giorno dell’alluvione di Firenze

Verso le dieci di mattina di questo 4 novembre 2015 – 49 anni fa Firenze, durante la notte, veniva alluvionataio, Raf, Enzo e Davide Teti, il nostro super-sommelier, siamo di nuovo sulla strada per Bolgheri.
Oggi la nostra destinazione è la Tenuta Argentiera, una delle più belle realtà della zona che merita senza dubbio una storia a sé.
Uno scirocco umido che soffia placido, indolente, ha alzato notevolmente la temperatura dipingendo nel cielo chiaro-scuri di nuvole dense, cumuliformi, che si alternano a un opaco, dolcissimo sole novembrino. Il mare, in lontananza, appare come un lenzuolo celeste perfettamente stirato sulla superficie della terra. Non una piega né un’increspatura nella sua cerulea immobilità. È una bonaccia quasi estiva, l’autunno da queste parti sembra a un tratto essersi dissolto.

Federico Zileri Dal Verme

Entriamo nella tenuta e il fuoristrada di Raf percorre sereno la lunga strada sterrata, lievemente in salita, che conduce dalla zona degustazioni alla sede vera e propria dell’azienda, e ben presto ci rendiamo conto dell’enorme estensione della proprietà.

Dopo alcuni chilometri di stupore ci fermiamo a scattare foto davanti al cancello d’entrata dove incontriamo una grossa personalità del mondo di Bolgheri, Federico Zileri Dal Verme, fiorentino doc, legato al territorio da storiche parentele coi Della Gherardesca, direttore dell’impresa e del Consorzio, agronomo-enologo, un uomo alto, forte, dal viso altero e lo sguardo di ghiaccio, che gentilmente ci scorta fino a una costruzione imponente, massiccia, somigliante a una vera e propria fortezza rinascimentale.
Tutt’intorno, migliaia di metri quadri di verdi pratini all’inglese si perdono alla nostra vista in mezzo all’acqua marina del cielo e del Tirreno. Uno spettacolo superbo, mozzafiato.

Esserci o non-esserci – Il ragazzo della TNT

Attraversiamo ammirati spaziose sale arredate con gusto classico, sobrio, e dall’ampia terrazza panoramica continuiamo a scattare foto al paesaggio che nel suo quieto frusciare di vento tiepido odora di mare, terra smossa e vegetazione rigogliosa.

È veramente una meraviglia quasi fiabesca, ma come al solito la descrizione d’un luogo incantevole, per quanto entusiastica, non può sostituirsi all’esperienza diretta perché le parole, pur evocando nella nostra immaginazione una serie di forme, di colori, di suoni e di profumi, non contengono in sé le vere sensazioni, le vere emozioni, che soltanto la realtà vissuta è in grado di trasmetterci, quell’imprescindibile “esserci” che nessuna narrazione, nemmeno la più poetica, ha il potere di annullare. E in ogni modo, in un paesaggio così “dinamico” che cambia di continuo secondo l’ora del giorno e le mutevoli condizioni del vento e del cielo, anche quell’imprescindibile “esserci” è comunque limitato al momento, all’”esserci qui e ora” che può risultare molto diverso dall’”esserci prima” e l’”esserci dopo”.

E dev’esserci molta differenza tra i vari “esserci” – perdonate il gioco di parole –  se è vero che un ragazzo della TNT, che veniva spesso da queste parti a ritirare colli da spedire, alla vista dei colori meravigliosi che si sprigionavano da una particolare luce del giorno fu colto dalla sindrome di Stendhal, si sentì male, cadde a terra, e quando si riprese disse: – Non mi ero ancora reso conto di cos’è davvero questo posto.
E a quanto pare non si trattava d’un pittore, d’un poeta o d’un artista in genere. E nemmeno d’un santo. Non almeno canonizzato.

Uno scorcio su 1000h di terreno

Federico adesso ci conduce, tra sterminati filari di viti, nella zona più alta di tutta la tenuta dove saliamo su una terrazza appositamente costruita come punto d’osservazione e rigorosamente dipinta di verde in modo da armonizzarsi con la vigna di fronte e la natura che la circonda. Niente è lasciato al caso, tutto è studiato nel minimo dettaglio, anche l’impatto visivo d’una snella struttura sopraelevata di legno.

La nostra vista vaga per spazi giganteschi, ma non riusciamo  a scorgere la fine della proprietà che si estende per oltre 1000 ha – di cui “solo” 75 vitati – all’estremo confine meridionale della DOC Bolgheri di cui, tra tutte le aziende vitivinicole che la compongono, Argentiera vanta i vigneti più vicini al mare (circa 2 km di distanza), e siccome la sua superficie si  sviluppa dalla pianura fino alle colline, anche la maggiore altitudine.

Al di là della tenuta inizia la Val di Cornia. Poi ci sono San Carlo, San Vincenzo, e dietro le cave, laggiù, Suvereto, che ospita, tanto per dirne una, la famosa Tua Rita (una delle nostre prossime visite, promesso), la quale, col Redigaffi annata 2000, si fregia del primo vino italiano in assoluto ad aver ottenuto 100/100 punti dal mitico Robert Parker. E scusate se è poco.

Le miniere d’argento, i vitigni, il suolo

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L’azienda prende il nome dalle miniere d’argento che esistevano in epoca etrusca e include anche i terreni di Villa Donoratico,  principalmente impiantati a Cabernet Sauvignon  e Cabernet Franc, e Poggio Ginepro – Cabernet Sauvignon e  Syrah. Mentre i vitigni dominanti in Argentiera sono il Cabernet Sauvignon e il Merlot con un po’ di Cabernet Franc. I primi due terreni prevedono inoltre anche un po’ di Merlot e un po’ di Petit Verdot, presente in una percentuale del 5/7%, mentre in Argentiera il Petit Verdot è assente. La densità delle piante a ettaro ha una media che varia tra le 6.500 e le 7.500 unità, mentre la larghezza tra i filari e di 2.20 mt.

IMG_2052-InsegnaIl suolo, di origine pleistocenica, composto da sedimenti marini con una tessitura argilloso sabbiosa arricchita da uno scheletro di roccia calcarea, forma una specie di micro-terroir, unico a Bolgheri. La ricchezza dei minerali presenti nel terreno dona al vino freschezza e sapidità. Sono queste le note caratteristiche delle loro bottiglie, il loro tipico “timbro di voce”.
Nel periodo estivo, le forti escursioni termiche tra il giorno e la notte e la costante ventilazione marina abbassano di norma la temperatura di 3-4° gradi rispetto ai vigneti sul livello del mare, impedendo così alle viti di subire eccessivi stress idrici e scongiurando le malattie fungine, oltre a favorire un’estrema ricchezza polifenolica, un intenso sviluppo aromatico delle uve, e una maturazione ottimale nel periodo della vendemmia.

Una storia antica e recente – I fratelli Fratini

IMG_2083_panoramicaFederico ci spiega che l’attuale storia di Tenuta Argentiera è iniziata nel ’99 e che lui ha avuto la fortuna di dirigere l’azienda fin dal principio. Essa è parte dell’antica Tenuta di Donoratico dei Serristori, importante casata fiorentina che ottenne queste terre “a uso perpetuo” dalla famiglia de’ Medici.
Successivamente passò ai Bossi-Pucci, quindi negli anni ‘70 fu venduta al noto ortopedico Scaglietti di Bologna.
Infine, nel ’90, i ¾ della proprietà furono acquistati da Corrado e Marcello Fratini, grandi imprenditori di Firenze, mentre la restante parte venne comprata dal marchese Piero Antinori, appassionato estimatore della zona e del suo enorme potenziale, che costituì anche una fondamentale figura di riferimento nella decisione dei due fratelli d‘investire nell’area, nonostante la conoscessero già molto bene e ne fossero letteralmente innamorati.
Poi anche grazie a Jacopo Mazzei, amministratore del gruppo RDM, il progetto è divenuto realtà. Successivamente i fratelli Fratini hanno riacquistato la quota di Piero Antinori e adesso ne sono gli esclusivi proprietari.

Il segreto di Bolgheri: uno per tutti, tutti per uno

IMG_2114_insegnaC’è anche un’altro aspetto che rende Bolgheri un territorio diverso dagli altri e per molti versi eccezionale: tutte le aziende della DOC non si sentono in competizione tra di loro, ma sono integrate al punto tale che il bene dell’una diviene il bene dell’altra e quindi di tutte.

In realtà la fortuna d’ogni tenuta si fonda sulla coltivazione  dei 3 vitigni bordolesi di base – Cabernet Sauvignon, Merlot, Cabernet Franc – che ciascun membro del consorzio (circa 40  imprese, il 95% dell’area vitata della DOC che ne conta in totale 50) tenta di far esprimere al meglio. Così accade che i grandi diano l’esempio ai piccoli che possono confrontarsi con realtà più importanti e ottenere maggiore notorietà, mentre a loro volta i piccoli rendano un ottimo servizio ai grandi dal momento che il forte desiderio di crescita li spinge a sperimentare e a osare di più aumentando il patrimonio di conoscenze di tutta l’area.
IMG_2134_caterina«E poi durante le degustazioni» ci dice Federico «si possono bere, ad esempio, Chiappini insieme a Ornellaia, Guado al Tasso o Grattamacco, tanto per citare alcuni vini altisonanti della zona, così come il nostro merlot può venire assaggiato col Masseto o col Messorio che non hanno certo bisogno di presentazioni, e talvolta può accadere che il confronto non sia poi così favorevole ai grandi e che i piccoli, per dirla in parole povere, ci facciano una gran bella figura.

Vita tua, vita mea

Inoltre se a una bottiglia, mettiamo, capita di ottenere 100 punti da un grande intenditore, ecco che se ne avvantaggia tutta la zona, e per chi non ottiene punteggi così alti va paradossalmente quasi meglio perché da un certo punto di vista è gravato da minori responsabilità.
Ben vengano, quindi, i roboanti premi a Ornellaia o Sassicaia perché sono una garanzia per tutti, così come la nuovamente riconosciuta qualità di Guado al Tasso, coi suoi 300 ha di terreno sui 1.250 ha totali, rappresenta un sospiro di sollievo per l’intero consorzio».

Invece di mors tua vita mea, la mentalità di Bolgheri si potrebbe parafrasare in vita tua vita mea che suona molto, molto meglio soprattutto in un paese come il nostro che dalla fine dell’Impero romano d’Occidente in poi è stato soprattutto frenato, se non dilaniato, proprio dalle eccessive frammentazioni e divisioni in qualsiasi campo.

La barricaia, un salotto aristocratico

Mentre visitiamo la cantina Federico ci annuncia che i vini  dell’annata 2015 saranno eccezionali non solo da queste parti, non solo in Toscana, ma addirittura in tutta l’Italia, e che è anche molto curioso di assaggiare i vari Sangiovese del Chianti, che qui è un vitigno poco adatto e quasi in estinzione (solo l’1,5% nell’intera l’area contro, ad esempio, il 45% del Cabernet Sauvignon o il 25% del Merlot), il quale dovrebbe aver prodotto risultati forse ancora più strepitosi. Vedremo. Siamo molto curiosi anche noi.
Mentre visitiamo la barricaia il silenzio è totale. Sembra un salotto composto da centinaia di eleganti botti di rovere francese. Osservare le foto per credere.

Al rifocillamento!

Terminiamo la nostra visita nell’apposita struttura della degustazione (aperta tutti i giorni, tranne la domenica, dalle 9:00 alle 19:00)  dove la bella e simpatica Caterina ci serve in successione 2 rossi, il Villa Donoratico 2012 e l’Argentiera 2012 – ma per le specifiche vi rimandiamo alla competenza di Davide e alle sue schede –, e infine concludiamo la nostra giornata all’ottimo ristorante La cantinetta di Bolgheri tra mandarini carichi di frutti e tavoli costruiti col legno delle casse di tutti i mitici vini della zona.
Un’altra bellissima esperienza che vi consigliamo più che caldamente.

I Protagonisti

Stefano Zileri & Davide Teti
Caterina