car trailsCome arrivarciDalla superstrada Rosignano-Roma, uscita di Venturina-Piombino.

Un mezzo miracolo

Per me la visita a Tua Rita non è come le altre. Lo ammetto. Sono molto più curioso del solito perché questa azienda famosissima non nasce da tradizioni millenarie o secolari, né da ingenti investimenti di capitali, come in genere accade per molte delle imprese vitivinicole di spicco nel panorama internazionale, ma dalla semplice passione di due coniugi, all’inizio neanche troppo esperti di enologia, che un giorno acquistarono un podere per vivere a contatto con la natura e godere dei prodotti della propria terra, e che a poco a poco, forse senza neppure programmarlo del tutto, si sono ritrovati in mano qualcosa di assai più grande di quello che si sarebbero mai immaginati.

Tua Rita, sinonimo di qualità

Chiunque abbia un minimo a che fare col mondo del vino sa che Tua Rita è sinonimo di una qualità talmente elevata che non è facile conciliarla con l’idea che sia nata quasi per caso da un piccolo appezzamento di terra di 2 ha. In genere si ritiene che l’eccellenza, in qualsiasi campo, nasca da grandi competenze, grandi possibilità economiche, grandi ambizioni, comunque grandi intuizioni che permettano di elevarsi sopra la media. Se questo è vero, ed è tutto da dimostrare, Tua Rita è l’eccezione che conferma la regola ed è anche ciò che la rende rara, se non unica, tra le imprese del suo genere.

arrivo_420x615

Il nostro arrivo a Tua Rita con vento forte.

Un’azienda condotta con grande rigore…

Io, Raf, Enzo e Davide giungiamo in Val di Cornia – tra il Tirreno e le colline Metallifere – in una giornata di libeccio strappa-capelli. Nuvolette bianche e grigie si accavallano in rapida successione dentro un azzurro luminoso, pulito, ampio, come solo certi cieli invernali spazzati dal vento forte sanno essere.
Facciamo il nostro ingresso nell’azienda, parcheggiamo l’auto, e dopo poco ci rendiamo conto, che qui niente è lasciato al caso o all’incuria e che tutto funziona alla perfezione secondo logica e razionalità. Ecco uno dei segreti di Tua Rita, penso.

… e declinata al femminile

roberta-fanucci

Riccardo Gabriele e Roberta Fanucci

Incontriamo Riccardo Gabriele, il nostro contatto, PR dell’azienda e di molte altre in Italia. Insieme a lui c’è una bella ragazza giovane ed esperta, Roberta Fanuccifiglia d’arte, si può dire, dal momento che la madre è Lorella Ambrosini, a sua volta produttrice di vino – che lavora lì da anni e che senza perdersi in chiacchiere ci fa visitare la zona di vinificazione delle etichette più importanti e la barricaia, mentre al contempo ci spiega l’importanza della preponderante componente femminile nel loro lavoro.
E noi, che siamo tutti galletti ruspanti convinti ciascuno delle proprie capacità, non solo ci sentiamo in minoranza, quattro contro una, ma addirittura quasi inetti.

Perché si sa, quando le donne si rimboccano le maniche non c’è maschio che tenga. Troppo più precise, metodiche, volitive, pragmatiche, di noi esseri ludici e a volte anche un po’ infantili. E non parlo solo della gestione finanziaria-commerciale-amministrativa, in cui banalmente nonché molto sommariamente tendiamo a relegarle, ma anche e soprattutto di funzioni meno scontate come la potatura, la vendemmia, la selezione dei grappoli e degli acini che ad esempio Rita, la proprietaria, in particolar modo per certi vini prestigiosi come il Redigaffi, cura con le proprie mani.

tua-rita-pan-sn

La corte interna della cantina

tua-rita-pan-dx

Tua Rita vista dai vigneti

Le 2 cantine con le botti in acciaio e legno e la barricaia

L’azienda comprende in tutto 50 ha di cui 35 ha vitati con una produzione media annua di 220.000 bottiglie che vengono esportate in più di 50 paesi.

Ci sono 2 cantine principali, una per i vini di maggior qualità – quella che stiamo visitando -, ampliata e rimodernata tra il 2000 e il 2002 per sostenere una produzione di alto profilo, e un’altra, sottostante ai dei pannelli solari, in cui vengono fermentati i prodotti di base destinati alla più larga distribuzione.

Le uve, dopo la raccolta manuale e la selezione su appositi tavoli di cernita, giungono nelle cantine dentro piccole cassette e subiscono una pressatura soffice per poi passare nei tini troncoconici di legno, o in quelli di acciaio, per la fermentazione. Il periodo di macerazione, a seconda delle annate, è di 25-30 giorni con interventi mirati di rimontaggio e/o follatura.

Le botti di legno sono usate per la fermentazione del Cabernet Sauvignon, del Merlot e del Syrah che danno origine a vini di rilievo come il mitico Redigaffi, il Syrah, il Giusto di Notri.
Le botti di acciaio sono usate per la fermentazione dei bianchi – quali, ad esempio, il Lodano che denota un’acidità eccellente – e anche per il Sangiovese dal momento che essendo la zona molto calda e vocata soprattutto per i vitigni internazionali quest’ultimo non può essere fermentato come nel Chianti o a Montalcino e necessita di quella freschezza che può donargli solo l’acciaio. La verità è che per loro il Sangiovese è una sfida importante, che però hanno vinto alla grande col Perlato del Bosco.

Il grosso della lavorazione  viene fatto a mano poi, una volta terminata la vinificazione, il vino viene trasferito nella barricaia sottostante per gravità dove, in seguito alla fermentazione malolattica, affronta un periodo di affinamento in barrique per un minimo di 18 mesi.

Rita, una donna di carattere

tua-rita-bn-dx

sala-2

Tutte le etichette sono di Raffaele De Rosa

tua-rita-bn-centrale

sala-1

Angolo della sala di degustazione.

Ci spostiamo nell’ampia ed elegante sala degustazioni in cui finalmente incontriamo Rita Tua o Tua Rita, come si preferisce, perché Tua, forse non tutti lo sanno, è il cognome che fa parte della celebrità dell’azienda.
Diciamolo chiaramente, non dimostra affatto la sua età, forse neppure dieci anni di meno, e palesa una brillantezza e una lucidità che a volte stentiamo a ritrovare in persone più giovani.

Un’espansione graduale ma costante anche dovuta all’apertura d’un fondamentale credito bancario.

Rita ci racconta che il marito, Virgilio Bisti, adesso scomparso da qualche anno, era nato in campagna, nella zona di Follonica. I suoi genitori erano contadini, mezzadri, e l’idea di possedere della terra era sempre rimasta dentro di lui. Così, nel 1984, non appena ne ebbe la possibilità, comprò un rudere, con annesso un podere tipico toscano di circa 2 ha, la cellula originaria da cui poi si è sviluppata tutta l’azienda la quale, attraverso la progressiva acquisizione di nuovi appezzamenti, passò da 9 ha a 20 ha fino ai 35 ha vitati attuali.

Grazie al plafond di circa due miliardi di vecchie lire che a un certo punto del percorso l’istituto bancario a cui si appoggiavano mise loro a disposizione riuscirono a costruire la cantina e a espandere i loro possedimenti col tempismo necessario per rimanere competitivi sul mercato.

La DOC Val di Cornia (Alta Maremma)

tua-rita-loactionInizialmente Virgilio era mosso solo dalla passione per la terra, ma nel frattempo a Suvereto si stava manifestando un certo fermento per il riconoscimento della DOC Val di Cornia dove allora il vino veniva imbottigliato più che altro in damigiane per l’autoconsumo locale.

Così i due coniugi cominciarono a frequentare dei corsi specialistici (AIS) ed entrarono nell’affascinante mondo dell’enologia che gli trasmise il desiderio di sperimentare dei vitigni “veri” in alternativa a quelli promiscui che solevano essere coltivati all’epoca – Sangiovese e Vermentino, ad esempio  -, e che potessero adattarsi al territorio.

L’incontro con Luca D’Attoma

Tra gli esperti che avevano conosciuto vi era un enologo entusiasta ed appassionato, Luca D’Attoma, il quale, insieme a Virgilio, iniziò a riflettere sulla possibilità di adottare un sistema d’impianto più stretto, simile a quello bordolese.
Così si recarono a Bordeaux, notarono le scavallanti, le “bobard”, oltre a quell’inusuale spazio angusto tra i filari molto bassi, e alla fine fu operata questa scelta estremamente azzardata per i tempi, che costò, tra l’altro, cifre piuttosto elevate.

Il progetto si mise in moto senza che avessero la minima idea di dove li avrebbe condotti. Il motto di Virgilio era: “Solo qualità, altrimenti non m’interessa“.

Pioneristicamente, per la zona in cui si trovavano, impiantarono il Merlot e il Cabernet, ma poi, dopo circa 7 anni, con grande disappunto di Virgilio, D’Attoma decise di lasciarli per una divergenza di vedute, e il loro enologo è stato per una decina d’anni Stefano Chioccioli, finché dopo la scomparsa di Virgilio, nel 2010, Luca D’Attoma ha di nuovo affiancato “quell’azienda che gli era sempre rimasta nel cuore“.

Label_giustodinotri

1992

Label_redigaffi

1994

La nascita della grande qualità di Tua Rita

Il primo imbottigliamento dei nuovi vitigni avvenne nel 1992, e così nacque il Giusto di Notri che ebbe subito riscontri importanti anche a livello internazionale e rappresentò l’apripista per tutti i vini successivi.

Due anni dopo furono lasciate in affinamento sperimentale un paio di botti di Merlot in purezza, e con grande stupore di tutti nacque il mitico Redigaffi che nel 2000 ha ottenuto 100/100 punti da Robert Parker.

Di seguito venne il Syrah, un’altra etichetta di rilievo.
All’inizio erano state piantate delle barbatelle di questo vitigno che però non erano sufficienti per arrivare a pensare di creare un vino singolo, tanto che in genere veniva vendemmiato insieme al Sangiovese. Finché un giorno Virgilio decise comunque di vinificarlo da solo. Fu una scelta sofferta che avrebbe comportato un grande dispendio d’energie al momento dei rimontaggi, delle follature, di tutte quelle operazioni che occorrono a una corretta fermentazione, ma nonostante tutto fu fatta, e alla fine ne risultò un prodotto eccellente, come tutti i loro vini, del resto.

Rita ci spiega che suo genero, Stefano Frascolla, il quale ha iniziato a lavorare con lei e Virgilio dal 1996, è risultato decisivo nell’espansione commerciale dell’impresa.

Label_syrah

Produzione: 3.000 bt. / anno

Label_lodano

Traminer, Riesling, Chardonnay

Proprio grazie alla sua “entrata” si è deciso di estendere la superficie aziendale, ed è lui che a poco a poco ha costruito la fitta rete commerciale di Tua Rita affrontando duri e continui viaggi in tutto il mondo. Mentre la figlia Simena, dopo la morte del padre, nel 2010, ha deciso di lasciare la professione di avvocato e occuparsi delle questioni legali/amministrative aziendali.

Un terreno eccezionale

Grossa parte del successo dei loro vini è dovuta alla particolare composizione del terreno – sassoso, minerale e, a seconda delle zone, anche argilloso – che si estende in prevalenza ai piedi d’una cava e che senza dubbio è estremamente eterogeneo e vocato per il tipo di vitigni coltivati.
Molto però dipende da una certa componente di fortuna poiché ciò che funziona bene in un determinato punto potrebbe non dare gli stessi risultati poco più in là. Rita infatti è incline a porre l’accento sulla casualità della riuscita del Redigaffi o del Syrah, ad esempio, dato che altri Merlot, coltivati in appezzamenti non molto distanti, o particelle diverse di Syrah, non hanno assolutamente sortito i medesimi effetti.

La rilevanza dell’esperienza

Ovviamente adesso, dopo quasi venticinque anni dal primo imbottigliamento, si sente sempre di più la mano dell’uomo perché la perizia e l’esperienza consentono loro di evitare gli errori del passato e migliorare la qualità e la quantità dei prodotti.
Rita infatti, dopo una brutta gelata tardiva di qualche anno fa, stavolta ha deciso di non procedere con la potatura fino a metà aprile per non rischiare di bruciare i germogli.

suolo

Terreni composti da scheletro (sassi, rocce), argilla, limo e sabbia

Interessante punto di vista che non trova riscontro in tutti i produttori i quali in molti casi preferiscono potare mesi prima e difendersi da una simile eventualità negativa tenendo la paglia da bruciare vicino alle vigne in modo da aumentare il caldo, soprattutto durante la notte, in caso d’improvvisi abbassamenti di temperatura.
Tuttavia in questo modo il rischio non viene eliminato e non è neppure detto che si possa effettivamente ridurre.

degustazione-1

25_tuarita-logo

Il futuro di Tua Rita

Rita per il futuro prevede una necessaria crescita della produzione. Con un mercato così aggressivo come quello odierno, e con il continuo lievitare dei costi, è molto pericoloso rimanere piccoli o di media misura.
Pertanto, per non abbassare il livello qualitativo, i “vini top” non varieranno in nessun modo, dal momento che ormai la rigida selezione da cui derivano è ampiamente testata e difficilmente potrebbe migliorare (come dimostrano i plurimi, importanti riconoscimenti che gli vengono attribuiti ogni anno in tutto il mondo), mentre i vini-base, ottenuti da botti meno pregiate e che vanno a comporre le linee di produzione più economiche  – come il Rosso di Notri -, verranno incrementati nel numero e nella quantità.

Il commiato

Terminiamo la visita con la degustazione che, non credo ci sia bisogno di dirlo, è forse la nota più lieta all’interno dell’armoniosa melodia rappresentata dalla nostra esperienza a Tua Rita. Ma un’esperienza narrata non ha lo stesso valore d’un’esperienza vissuta. E il nostro sentito consiglio ai lettori è di viverla. Perché non deluderà le vostre aspettative per quanto alte possano essere.