car trailsRoute One Summary – This route covers the northern portion of Chianti, beginning in San Casciano V. P., then heading south via Mercatale V.P. and finally Greve. Total distance approximately 35 km.  Allow one day.

L’avventura

Cos’è una avventura? Il vocabolario la definisce: “un’impresa rischiosa ma attraente e piena di fascino per ciò che vi è in essa d’ignoto o d’inaspettato”, e nonostante la nostra impresa in termini di rischio non abbia molto d’Indiana Jones o del Signore degli Anelli, noi ci sentiamo proprio così: eccitati perché non sappiamo cosa troveremo.
Chi siamo noi? Raf, l’ideatore e creatore di “Blablawine”, Enzo, l’uomo iper-tecnologico, il genio del web, il guru dell’informazione socialmedizzata, Elisa, una dolce presenza femminile molto fotografica e anche fotogenica in mezzo a un’auto intrisa d’essenza maschile, e infine io, Vieri, il menestrello della storia.

Da San Casciano a Greve

Partiamo dall’agriturismo d’Ilaria e Raf, il Podere la Villa 7 ha di vigne, vista spaziale, piscina e ottimo vino, provate Il Pargolo e non ve ne pentirete – che già di per sé potrebbe essere oggetto di lunga e dettagliata narrazione (ma questa è un’altra storia), e voliamo da San Casciano a Greve.
Qualcuno dice: – Neanche ad averla ordinata una giornata così – ed è vero, il cielo è un’impressionante distesa azzurra senza soluzione di continuità, e se qualche nuvoletta bianca esiste non si azzarda a oltrepassare i margini dell’orizzonte lontano come una barchetta che temesse di attraversare un oceano troppo vasto. Sotto di esso le immagini schizzano negli occhi come schegge appuntite che feriscono l’anima di bellezza.
Le colline del Chianti, le loro mutevoli sfumature di verde, le loro sinuose ondulazioni, il continuo avvicendarsi di filari di viti mature e gravide di grappoli viola-bluastri con l’argento anticato degli ulivi, coi cipressi giganteschi di secoli, con le case coloniche, i castelli, i castelletti, i borghetti sparsi qua e là come minuscole rivendicazioni dell’arte umana su quella favolosa e onnipresente della natura. Lo sguardo non riesce a contenere tutto in un quadro ben definito e nella mente rimangono le ineffabili sensazioni d’un dipinto impressionistico.

pointingHand_50x30Agricola Uzzano

Ristorati nello spirito, approdiamo curiosi alla prima azienda vitivinicola in lista, l’Agricola Uzzano, una bella colonica ristrutturata in pietra a faccia vista, dove ci accoglie un’altrettanto avvenente donzella grevigiana, Martina. Insieme ad alcuni suoi collaboratori andiamo a visitare le vigne. La strada sterrata s’inerpica in alto per poi inabissarsi in basso quasi a precipizio verso la valle. La macchina di Enzo ballonzola un po’, gracchia, stride, ma alla fine riesce a superare senza danni il guado di buche che ci attende in fondo e a raggiungere l’agriturismo che domina le terre pianeggianti di Greve. Dietro la variegata costruzione tipica toscana sale in alto, inclinata, una sequenza di filari di viti. Sotto, la vista è spettacolare, apertissima, costellata di vigneti a varie esposizioni, roba da fermarsi subito lì per un intenso periodo di soggiorno e meditazione con a fianco un bella bottiglia di Castello di Uzzano, meglio se 5 lt Riserva.

L’avventura nell’avventura

Dopo brevi delucidazioni sulla qualità dei vitigni e sulle percentuali d’uvaggio delle loro ottime annate, torniamo indietro e il nostro viaggio si trasforma davvero in una mezza avventura nel senso letterale del termine, perché sulla ripida salita sterrata le profonde buche longitudinali scavate dalla pioggia sembrano crepacci e la vettura di Enzo, che non è un fuoristrada, si pianta come un mulo a mezza costa. Tra maledizioni e improperi d’ogni sorta scivoliamo lenti in basso a marcia indietro, quindi il ragazzo prende una coraggiosa rincorsa e con una tecnica tutta da rally fatta di velocissime decelerate, accelerate, e arditi controsterzi, supera il punto critico e ne caviamo le gambe scoprendo, tra l’altro, che il nostro web-master è anche un ottimo pilota.

La visita all’azienda finisce col tour della cantina e della sala degustazioni che vale davvero la pena vedere e provare.

pointingHand_50x30Castello di Verrazzano

Riprendiamo l’avventura dirigendoci verso uno dei luoghi più belli della zona: il Castello di Verrazzano. La strada sterrata sale gentilmente in mezzo a un bosco, mentre io tra le fronde individuo sopra un colle alla nostra destra il fantastico skyline del Castello di Vicchiomaggio.

Immagino sia quello che cerchiamo – quanti ce ne saranno nell’area? – scommetto una metaforica e metafisica pizza con Enzo che scuote la testa (seguito con intelligenza da Raf), e ovviamente perdo perché non considero che il mio antagonista dispone d’una tecnologia avanzatissima che gli sta sempre davanti agli occhi anche mentre guida essendo collegato in rete ai satelliti, alla CIA, al KGB, all’MI5, alla NASA, a Cape Canaveral, e a tutto ciò a cui un essere umano si può collegare, in altre parole come scommettere con Tony Stark, alias Iron Man: non una cosa molto saggia.

Gino Rosi

Per fortuna il vero Castello di Verrazzano ci restituisce subito la nostra umanità (e la mia dignità) e insieme a lui, e quasi più di lui, ce la restituisce Gino Rosi, una guida sorprendente che paradossalmente, in un luogo di bellezza veramente straordinaria, risulta forse la più grande attrazione.
Il mio esordio non è dei migliori. Gino con grande sagacia m’individua all’istante – nonostante non mi abbia mai visto prima in vita sua – tra la folla di visitatori che lo seguono come un’adorante stuolo di discepoli, e mi urla: – Ehi, Vieri, per di qua! – io m’impappino, inciampo su uno di quei micro- murettini delimitatori e molto traditori, e volo a terra con tutte le mie carabattole da blogger. Un po’ Charlot, un po’ Fantozzi, un po’ me stesso, perché sono anche così.

Il magnifico Gino’s Show!

Il prosieguo per fortuna sale di livello ed è un autentico show del castello in sé, della sua architettura, dei suoi laghetti, delle sue fontane, dei suoi giardinetti, dei suoi limoni interrati in grandi vasi di cotto, del suo panorama che le foto descrivono meglio di qualsiasi parola, ma soprattutto di Gino che con una disinvoltura da attore consumato, in un inglese ancora più disinvolto, illustra all’estasiato seguito di discepoli la ragione per cui l’uomo ama il vino. Ma senza tecnicismi fine a se stessi, senza effetti speciali, solo ammaliandoli con l’umanità e l’amore per la sua terra e per ciò che può offrire.
In mezzo alla classicità delle forme del castello o davanti al trionfale panorama che gli si apre dinnanzi o ancora, incuneato negli stretti corridoi delle cantine che in alcuni punti ricordano le umide cripte dei monasteri, Gino è sempre se stesso perché guidato dalla stella polare della sua passione che riesce a trasformare delle semplici nozioni basilari utili a chi si approccia al mondo del vino in messaggi esoterici di alta iniziazione. Il suo vibrante eloquio rievoca veramente il miracoloso processo di vinificazione, ed è così che la sapienza degli agronomi e degli enologi ci appare a un tratto come la pietra filosofale che attraverso la fermentazione, il passaggio nelle botti, l’affinamento, l’invecchiamento e l’imbottigliamento, trasforma il mitico vitigno Sangiovese, che ha reso il Chianti quello che è, nell’oro delle bottiglie famose in tutto il mondo.

Che dire? Chapeau!

Ebbri di parole finiamo al ristorante del castello, stavolta ebbri sul serio dopo aver gustato, insieme a preziosi salumi, il Chianti Classico Verrazzano 2013. Un tour da non perdere a nessun costo. Un must per percorsi di questo genere.

pointingHand_50x30Vignamaggio

La nostra ultima tappa è ancora una gloriosa azienda dell’area, Vignamaggio, dove siamo accolti da un’altra ottima guida nonché longilinea e avvenente giovane pulzella, Ilaria. La villa, tra il rosa antico e il salmone, è senza dubbio un capolavoro rinascimentale, annoverata tra le residenze storiche d’Italia, architettonicamente semplice e sobria, con un retrostante, classicissimo, giardino all’italiana tutto da passeggiare e godersi in religioso silenzio. Ottimo ristorante e ottimo albergo dotato di camere e suite di alto livello, offre anche alloggi in coloniche annesse. Inoltre, la valle che si vede dalle finestre della villa potrebbe aver rappresentato la coreografia usata da Leonardo da Vinci per la sua Monna Lisa (o “Gioconda”) così come Monna Lisa Gherardini, moglie di Francesco del Giocondo e figlia di Anton Maria, proprietario di Vignamaggio, potrebbe essere stata la Gioconda stessa, anche se non c’è certezza storica.

NOVITÀ IMPORTANTE:

da febbraio 2014 il proprietario è Patrice Paul Taravella, architetto franco-italiano residente a cape Town, che ha acquistato l´intero pacchetto di Giovanni Battista Nunziante, fondatore nel 1987 dell´azienda, e straordinario rappresentante del territorio di Greve.

Chi è rimasto al suo posto è l´inossidabile Carla Bani, energica direttrice della cantina che di “cambiamento” non vuol sentire parlare. Infatti tutti gli uomini e le donne che lavorano in cantina sono rimasti gli stessi.

Ilaria ci conduce attraverso un bel percorso in cui assistiamo alla diraspatura degli acini subito dopo la vendemmia, all’imbottigliamento automatico del vino già prodotto negli anni precedenti, quindi visitiamo le grandi botti in acciaio e cemento, le botti in rovere dove avviene l’affinamento dei vini “Riserva” e “Gran selezione” e infine visitiamo la stanza dove sono preservate le bottiglie di altissimo pregio. Da notare: un’interessante carrozza metà ‘800, alcuni esempi di terreni agricoli in teche di vetro, nonché l’esposizione di utensili antichi insieme a opere d’arte di vario genere. Anche questa una visita che consigliamo vivamente ai nostri migliori amici.

Per oggi è abbastanza. Torniamo a casa stanchi ma molto soddisfatti.

I Personaggi

Martina
Gino Rosi
Ilaria
Vieri, Lizzy, Enzo