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Verso Villa Dievole insieme a una nuova amica

In un’altra splendida giornata (per Blablawine.com) d’un brutto maggio fuori stagione (ormai, per pura scaramanzia, meglio tacere), partiamo dalla leggendaria Panzano per visitare tre aziende viticole. La prima sarà Villa Dievole” – Hotel Wine & Resort, le altre due non ve le svelo nemmeno perché le conoscerete nelle prossime puntate.

Con me e Raf, oltre a Nicola Bernini, l’ormai immancabile e irrinunciabile guida chiantigiana che tanti splendidi tour ha già organizzato per noi, c’è anche la bella e dolce Ksenia Ermakova, un’ottima guida russa esperta del territorio e interessata al nostro operato. Speriamo davvero che possa divertirsi e stare bene, ma siamo comunque molto felici di averla incuriosita. È già un buon risultato, no? La grande famiglia di Blablawine.com si arricchisce d’una nuova perla.

KSENIA ERMAKOVA

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INSTAGRAM: gidflorence

Ksenia-Note


Ksenia Ermakova

L’incontro con Villa Dievole

La strada è quella per Vagliagli poi, dopo un po’ di chilometri di sterrato, ecco il bivio per Dievole.
Arriviamo col sorriso. L’impatto è notevole, le valli intorno catturano l’occhio. Il complesso è ampio, composto da varie strutture in cui dapprima è necessario orientarsi, come si può notare dalla cartina nella foto.

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Ci accoglie con grande cordialità Gianni Mucciarelli, che gestisce i servizi dell’agriturismo, e ci conduce subito a visitare  l’appartamento grande, Colombaio, nel vecchio podere mezzadrile – 2-4 persone, affittabile sia a notte che a settimane, servizi inclusi: colazione, degustazione, piscina, natural path, passeggiate – prezzo medio 250€ al giorno. Hai visto mai che ci pungesse vaghezza di restare qui? E non sarebbe niente male, proprio niente male.

Gianni Mucciarelli

Gianni Mucciarelli

Gianni-Mucciarelli e Giulia Bozzi

Gianni & Giulia Bozzi

Nicola Bernini

Nicola Bernini

L’atmosfera è assolata, quieta, rilassante. Saliamo tranquilli verso la cima d’una collinetta e ci fermiamo nel punto più alto della proprietà, una terrazzetta naturale circondata dal biancospino in fiore che sembra un monumento al cipresso, forse l’albero più tipico della nostra terra. Da qui si domina un bel pezzo di mondo a 360°. Davvero notevole. Una sensazione di pacifico benessere si diffonde dal corpo all’anima e viceversa.

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Sotto all´arbero pizzuto (alla romana)

Aahhbbelliii...! (alla romana)

Aahhbbelliii…! (alla romana)

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Aho!, ma parla come magni..! (alla romana)

L’azienda viticola di Villa Dievole

Prende la parola Giulia Bozzi, sommelier dell’azienda, che ci ha gentilmente accompagnati nella nostra escursione. Ci racconta che Dievole possiede un totale di 600 ha tra vigneti, uliveti e agriturismo di cui 100 ha vitati dai quali producono circa 350.000 bottiglie all’anno che in un prossimo futuro aumenteranno fino a 600.000 circa.

Il vitigno principe è logicamente il sangiovese – oltre al canaiolo, al colorino e al ciliegiolo –  che viene utilizzato per il Chianti Classico DOCG, per il “Novecento“, il loro Chianti Classico Riserva, ma anche per l’IGT “Rosso Le due Arbie“, dal nome della tenuta più vicina a Dievole dove vengono vinificati anche un bianco e un rosato (100% sangiovese).

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Giulia ci racconta…

Sono in conversione biologica dall’ottobre 2012, anno in cui si è verificato il cambio della proprietà dalla famiglia Schween – che negli anni ’70, dopo aver comprato più di millecento ettari, nei tre decenni successivi ne ha venduto oltre il 60% fino a ridurli a 416 ha – alla famiglia Bulgheroni, petrolieri argentini animati da un nuovo progetto: riportare in primo piano il sangiovese e l’autenticità dei prodotti attraverso una politica originale come, ad esempio, il ritorno alle vasche in cemento e l’invecchiamento in botti grandi (43 hl) di rovere francese provenienti da Allier ma non tostate (non più la barrique quindi, tendenza che stiamo riscontrando sempre di più), nonché maggiori investimenti in vigna così come in cantina e una particolare attenzione alla ricettività.

Da queste parti l’attore principale del terreno è il galestro, come si sa, insieme all’argilla e alla sabbia quali comprimarie. L’altitudine non supera i 400 mt slm (probabilmente dove ci troviamo noi).
Il grosso del sistema di allevamento è per adesso a cordone speronato ma si stanno convertendo al guyot (un’altra conversione, le cose cambiano veloci dappertutto), come molti, in direzione di una sempre maggiore qualità. Occorre tempo, pazienza, perché la vite ha le sue esigenze, non le nostre, ma si tratta d’un processo che se portato avanti con dolcezza è senz’altro una scelta condivisibile. L’obiettivo non è ottenere un grappolo spargolo con pochi chicchi, ma nemmeno con troppi, e loro contano sul fatto che il guyot possa garantirgli la via di mezzo ideale.

Due capponi, tre pani e sei monete

Dievole nasce nel 1090. La prima annata di “Novecento“, infatti, è proprio del 1990 a celebrare nel migliore dei modi i 900 anni dall’originale atto di acquisto.
Originariamente podere di proprietà della Chiesa, nella fattispecie dei monaci di Pievasciata, passò a una coppia di fratelli, Rodolfino e Vinizio (nomen omen), il giorno in cui si presentarono ai sant’uomini armati di due capponi, tre pani e sei monete lucchesi pretendendo in cambio la cessione della proprietà. Davanti a tanto ben di Dio avrebbero potuto negargliela? E infatti, poco meno d’un millennio dopo, eccoci qua ad ammirare le grandi terre nate dal primo piccolo appezzamento. «Fin dove arriva lo sguardo è tutto tuo», disse un giorno il famoso padre al famoso figlio che avrebbe a suo tempo ereditato. In questo caso però bisognerebbe davvero essere molto lungimiranti, non solo in senso metafisico ma anche fisico, perché 600 ha, mi capite, no?

Ai due antichi fratelli si sono succedute poi molte famiglie nobili che hanno avuto in Dievole la classica dimora di campagna per arrivare fino alla mezzadria, che ha spadroneggiato in lungo e in largo soprattutto in questa zona, approdando in ultimo agli Schween e di recente ai Bulgheroni che nascono nel petrolio ma che da una decina d’anni si dedicano anche al vino, all’olio e alla natura in genere. Un impero multinazionale che si estende dall’Uruguay all’Argentina, alla Francia alla Napa Valley, all’America Centrale, alla Toscana (nella DOC Bolgheri Superiore, ad es., lo scorso anno hanno acquistato i 130 ha dell’azienda “Le colonne” che aveva in gestione Antinori, e a Montalcino i 4 ha del podere “Brizio” che è anche agriturismo) e che include un gruppo d’aziende, di cui alcune sotto l’ombrello di Dievole.

Dievole: come Dio vuole

La parola “Dievole” è la crasi in salsa toscana, si potrebbe dire (o così avrebbe detto la mia prof di greco), di “Come Dio vuole”. Perché? È molto semplice: si mangia, si beve, ci si rilassa e si gode di quanto offre il territorio. Abbastanza chiaro, no?

Il cibo è rigorosamente di filiera. Tanto per dare un’idea, gli antipasti derivano da prodotti di norcineria locale, di cinta; le paste sono di grano duro della zona (Senatore Cappelli ad es.), i pesti, del giorno, vengono fatti con erbe aromatiche che crescono qui (ortica, finocchio selvatico, rucola, dragoncello, basilico), le carni rosse provengono da animali allevati allo stato brado a San Giovanni d’Asso, e così le carni bianche (pollame, conigli); il tutto guarnito da un servizio semplice, rispettoso, estremamente amichevole.

Per chi vuole soggiornare, quest’anno vengono messe a disposizione 17 unità per un massimo di 30 persone, ma dal prossimo anno si raggiungeranno le 27 unità per un massimo di 70 persone. Mica male, no?

Per chi ha voglia di sgranchirsi le gambe e di fare movimento, ecco i percorsi a piedi o in bici che variano da 1,5 km fino a 29 km in cui si possono osservare la flora e la fauna locali attraversando scenari d’incontaminata bellezza come, ad esempio, il punto in cui si uniscono l’Arbiola e l’Arbia dove l’acqua è favolosamente limpida e ci si può concedere un bagno ristoratore in santa pace.

Sembra davvero di stare in un luogo senza tempo, o meglio, dove il tempo si è fermato o forse non è nemmeno mai esistito come purtroppo lo conosciamo noi, tanto scorre lento, tranquillo, accompagnato dall’armonioso ritmo della natura. Come Dio vuole. Appunto.

E a proposito di Dio, adesso ci siamo spostati nella chiesetta di San Giovanni Apostolo (1689), cappella privata a cui la famiglia Bulgheroni, estremamente cattolica, tiene moltissimo, e in cui è anche possibile celebrare matrimoni civili.

Al ristorante di Villa Dievole

A questo punto Gianni Mucciarelli è talmente gentile e generoso che offre un pranzo a tutti e quattro nel bellissimo giardino della villa. Non è una cosa comune e ci tengo a rimarcarla particolarmente.

In un’atmosfera quasi fiabesca ci servono le seguenti portate preparate dal loro chef Monika Filipinska:

  1. Tonno del Chianti. Ossia filetto di maiale cotto nel brodo vegetale e nel vino bianco per 5/6 ore con contorno d’insalata di legumi: fagioli bianchi, ceci neri e ceci toscani, conditi con deliziosi pomodorini freschi
  2. Pici senesi con pesto di dragoncello
  3. Panna cotta con crema di fragole, nuvole di coratina, polvere di oliva e un pizzico di olio di coratina
  4. Il tutto annaffiato col loro ottimo rosato “Le due arbie”.

È un pasto squisito dall’inizio alla fine. Non c’è bisogno d’aggiungere altro.

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Ah, dimenticavo, l’olio extra vergine di oliva con cui condiamo tranquillamente le nostre portate, il Coratina 2015, è stato decretato come miglior olio Evo nel mondo dalla giuria del prestigioso premio “Il Magnifico“.
D’altronde un quinto di tutto l’olio prodotto nel Chianti proviene dalle 42.000 piante di Dievole. Be’.

Un’esperienza davvero bellissima. Adesso tocca a voi.

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Adesso tocca a voi

Vieri, Ksenia e Nico

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