Vendita diretta Miele Olio Vino

Io e Raf, proseguendo il nostro tour nell’area di Montalcino insieme a Calogero Portannese, Camilla Borgogni e a Luca Di Napoli Rampolla (v. articolo precedente), arriviamo a Villa i Cipressi, sulla strada che conduce a S.Angelo in colle e a Grosseto. Di fianco al viottolo di accesso che si snoda ombroso in mezzo al bosco troviamo un cartello con la scritta: “Vendita diretta Miele Olio Vino”. La dichiarazione d’intenti è limpida, cristallina, il nostro sorriso che si lecca i baffi, pure.

Ci accoglie Federico Ciacci, socio proprietario dell’azienda, un ragazzo simpatico e schietto (sembrano caratteristiche comuni da queste parti) il quale, entrando subito in medias res, ci racconta come il nonno per hobby allevase le api, ma che questa si è trasformata in un’attività produttiva vera e propria solo negli anni ’80 per decisione di suo padre – che poi nel tempo è divenuto il principale apicoltore di Montalcino -, e che solo in seguito, negli anni ’90, furono piantate le viti e venne costruita la cantina.

Attualmente vendono, oltre a 10 tipi diversi di miele, il loro Brunello, il Rosso, un IGT (per un totale di 20.000 bottiglie l’anno) e un po’ d’olio.

L’area della proprietà corrisponde più o meno a 50 ha, per la maggior parte di bosco, di cui 4 ha di vigneto (totalmente a sangiovese) e 3 ha di oliveto. Le arnie sono 200. Siamo molto incuriositi: anche noi, come tutti, subiamo l’innegabile fascino delle api.

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Il magico mondo dell’arnia

Ci spostiamo davanti a un’arnia di legno verde. Federico ci spiega che è composta da 10 telai mobili. Sulla parte più grossa, chiamata “nido“, si sviluppa tutta la famiglia. Al centro c’è la regina, una per ogni arnia, circondata da un numero di api operaie femmine che varia tra le 50 e le 60mila unità.

La regina, straordinariamente prolifica, ha il compito di deporre le uova (dalle 1000 alle 1500 al giorno) e di assicurare la coesione della colonia. Essa è la prima a sfarfallare fra le regine allevate dalla famiglia, è più grande delle operaie e dei fuchi e provvista di un aculeo, o pungiglione, che usa quasi esclusivamente per uccidere le regine rivali, sue sorelle, pronte dopo di lei allo sfarfallamento.

I maschi, detti fuchi, hanno soltanto il compito di fecondare le nuove regine. Sono più grandi delle operaie ma più piccoli della regina. Hanno la ligula molto più corta di quella delle operaie, e perciò sono incapaci di succhiare il nettare dai fiori e sono privi dell’aculeo e dell’apparato di raccolta del polline.

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La fase della fecondazione è qualcosa d’impressionante. Appena sfarfalla, la nuova regina è presa da una strana frenesia ed emette un singolare ronzio. Dopodiché si avvicina alle celle delle altre ‘principesse’ sue sorelle e, una dopo l’altra, le uccide tutte. Allora cessa il ronzio, si porta all’ingresso dell’alveare ed inizia il volo nuziale.
Essa si innalza a grandi altezze, seguita dalla folla dei fuchi, il più possente dei quali la raggiunge e, in volo, ha luogo il primo accoppiamento (da studi recenti pare che l’accoppiamento sia con più di uno). La copula comporta l’inevitabile morte del maschio, poiché i suoi organi genitali restano infissi nel corpo della femmina ed esso deve strapparli per allontanarsi.

villa-cipressi-poster-apiMentre il maschio precipita morto verso il suolo, la regina plana sull’alveare, dando alle operaie, in tal modo, un segnale in seguito al quale esse assalgono ed uccidono con il loro pungiglione gli altri fuchi. Nessuno di essi si salva perché i pochi superstiti non sanno nutrirsi da sé, essendo stati nutriti sempre dalle operaie e perché il loro apparato di suzione è più corto di quello delle operaie e non potrebbero succhiare il nettare. Questa lotta non costa alcuna vittima tra le operaie, sia perché i fuchi non hanno alcun mezzo di difesa (sono maschi, quindi privi di pungiglione), sia perché possono agevolmente ritirare il loro pungiglione (diversamente da quanto avviene se l’ape punge un vertebrato).

Talvolta, però, in caso di sovraffollamento della colonia, può accadere che le operaie non sentano più i feromoni emessi dalla regina e siano quindi costrette ad allevarne un’altra in sostituzione. A quel punto la vecchia regina sciama via insieme a un gruppo di fedelissime” (quelle che le sono fisicamente vicine e che sentono ancora i feromoni) andando a formare i grossi sciami che a volte si notano appesi agli alberi e che sono in attesa di spostarsi in una nuova dimora.

Qualsiasi larva di ape viene nutrita per i primi 3 gg a pappa reale, una sostanza prodotta, così come la cera, da alcune ghiandole presenti nel corpo delle operaie (e la cui estrazione prevede un processo complesso e minuzioso che ne decreta l’alto prezzo sul mercato), mentre la regina continua a esserne nutrita per tutta la vita, ragione per cui sviluppa il grosso apparato ovario.
Le uova si schiudono tre settimane dopo la deposizione (per la regina occorrono 16 gg, per i maschi 24 gg) ed ecco le nuove api neonate che sfarfallano nell’arnia e che vivranno per 65 gg (la regina arriva anche fino a 5-6 anni).

Nel “nido”, mentre la regina depone di continuo migliaia e migliaia di uova grazie all’incredibile “spermateca” che le permette di accoppiarsi una sola volta e di procreare per anni senza sosta, le api operaie accumulano il miele che mangeranno durante l’inverno dato che, insieme alle formiche, questa è l’unica famiglia d’insetti in grado di sopravvivere al periodo climatico più rigido.

Produzione e lavorazione

federico-ciacciIl miele che viene prelevato dall’azienda è solo la quantità prodotta in eccesso che si trova su alcuni telai più corti e rialzati inseriti appositamente a questo scopo.

Il miele dentro l’arnia che stiamo osservando rappresenta il classico “millefiori” perché non è prodotto dai pollini di piante specifiche tuttavia, se si vuole ottenere un miele particolare, ci dice Federico, allora è necessario chiudere l’arnia durante la notte o la mattina presto, quando le api sono tutte dentro, e nel periodo della fioritura  trasportarla nei boschi di castagno o di acacie o nei campi di girasole, ad esempio, per realizzare il tipo corrispondente. Non sarà mai al 100% il nettare d’una sola pianta ma per la dichiarazione legale basta che superi il 51%.

Entriamo adesso nella simpatica struttura in pietra, a forma di chiosco, dove avviene la lavorazione e la vendita dei prodotti.
Ci viene mostrato uno dei “telaini” dentro cui è stato “fabbricato il miele per l’azienda”. Ogni celletta viene tappata dalle operaie con un piccolo strato di cera in modo che il prezioso nutrimento non venga disperso, quindi per estrarlo è necessario tagliare via la cera. Dopodiché il “telaino” viene inserito nella centrifuga utile a far uscire tutto il miele che a sua volta viene filtrato “per caduta” tramite un filtro a setaccio. A questo punto rimane per una settimana nei maturatori dove le bolle d’aria o le piccole impurità, grazie alla densità della sostanza, salgono in superficie.
Una volta che il “telaino” viene rimesso nell’arnia, le api provvedono a ripulirlo tutto.
La cera staccata viene poi fusa in quei magnifici blocchi dal gradevole odore aromatico.

Inoltre, da questi incredibili insetti si può ottenere anche il polline e la propoli. Il primo viene raccolto tramite delle piccole trappole poste all’entrata dell’alveare nelle quali le zampette posteriori s’impigliano in modo lieve lasciando cadere i granelli, ed è usato in molti modi diversi costituendo la più ricca e completa fonte di minerali, vitamine, enzimi ed aminoacidi presenti in natura; la seconda è una sostanza cerosa secreta dall’ape dopo essersi posata su delle gemme o sui tronchi degli alberi, ad esempio, che contiene sostanze antibiotiche anche molto potenti e serve alla famiglia per disinfettare l’alveare e chiudere i fori.

La casa delle fate e la cantina

Scendiamo giù nel bosco, qualche metro più a valle, e sulla destra ci appare l’abitazione di Federico, tutta ricoperta di edera, con le porte e le finestre di legno marrone. È così carina che sembra la casa delle fate. Verrebbe voglia di entrare subito dentro e chiedere di Biancaneve e dei nani, ma prima dobbiamo visitare la cantina che si apre sotto la rigogliosa vigna (che in pratica ne costituisce il soffitto) prospiciente ad essa. Tra la vigna e la cantina, ecco una visione molto più moderna ma anche di grande utilità: 54 pannelli solari. Ogni cosa qui sembra impeccabilmente organizzata. Complimenti, ragazzi.

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L’azienda ha iniziato a produrre Brunello e Rosso di Montalcino nel 2000. Attualmente è in conversione biologica ma agronomicamente è già biodinamica, anche se non certificata. D’altronde, ci fa notare Camilla, la certificazione nel biodinamico può quasi apparire un controsenso data la filosofia altamente spirituale ed esoterica che vi è sottesa, la quale impone una necessaria armonizzazione dell’uomo con la natura, non con la burocrazia. Un commento intelligente che condivido in pieno.

 Le vigne giacciono sia nella parte sud del comune, nella zona di Castelnuovo dell’Abate, sia nella parte boscosa, ai piedi della collina, con esposizione nord-ovest.

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La cantina è ampia, spaziosa, per le poche bottiglie annue, forse sovradimensionata, ma è pensata per un’ulteriore espansione dell’azienda e per potervi lavorare comodamente. Nella barricaia una parete è stata dipinta ispirandosi a un quadro di Waltraud Redl, una loro amica austriaca, ed è nato l’interessante “Zebras”.

Il Brunello è prodotto dalle loro uve sangiovese grosso e  invecchia per 24 mesi in legno: 60% in barrique francesi, 40% in botte grande. Quindi avviene l’affinamento in bottiglia. In tutto occorrono 5 anni per la commercializzazione: precisamente dal 1° gennaio del sesto anno successivo.
Il Rosso invecchia 6-8 mesi in barrique e botte grande e 10 mesi in bottiglia.

Assaggiamo il sangiovese 2105 in legno nuovo. Poi il 2014 in botte grande.

Finiamo in gloria, invitati nella favolosa casina delle fate (con piscina, orticello, ed erbette magiche) da cui si gode una splendida vista sul Monte Amiata, a pranzare con un ottimo piatto di pasta innaffiato con il loro delizioso Brunello 2010.

Grazie Federico per la squisita ospitalità che speriamo di ricambiare con questo articolo.

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I Protagonisti di questa giornata

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Luca Di Napoli Rampolla

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Federico Ciacci

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Il Fratello di Federico, l´Apicoltore

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Camilla

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Calogero

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Vieri